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Una imprevista, tragica e abusata passerella…

di Arturo Diaconale*

I professionisti dei disastri non sono solo quelli che quando si verificano dei terremoti o altre tragedie si mettono a sogghignare al pensiero di quanto potranno ricavare dagli appalti per la ricostruzione o da una qualsiasi delle conseguenze collaterali degli eventi ricchi di effetti devastanti.

Forse è arrivato il momento di incominciare a denunciare che a fregarsi le mani per gli affari ed i profitti da poter conseguire non sono solo i costruttori, quelli che puntano agli appalti per raccogliere ed eliminare le masse di detriti, quelli che affittano i macchinari complessi e costosi per le opere e tutti quegli altri che in modo o nell’altro contano di utilizzare le tragedie per incassare quattrini, becchini, cassamortari e necrofori compresi.

A tutte queste categorie va obbligatoriamente aggiunta la categoria che più di ogni altra sfrutta terremoti, tragedie e devastazioni varie per ottenere un vantaggio diretto e personale.

Un vantaggio che non necessariamente è di natura pecuniaria, ma che può assumere aspetti immateriali come notorietà e credibilità indispensabili nella società della comunicazione e dell’immagine per elevare al massimo il proprio status sociale.

Una parte di questi professionisti dei disastri punta a conseguire vantaggi nella propria carriera politica.

Ogni demagogo che si rispetti benedice il momento in cui si verifica una qualche tragedia per cavalcare con la massima spregiudicatezza ogni forma di rabbia, disperazione, frustrazione popolare per conquistare il consenso necessario per compiere il maggior numero di passi in avanti verso il proprio obiettivo di potere.

Ma accanto a questa parte, addirittura fisiologica visto che l’uomo è naturalmente imperfetto ed il politico professionista non può non avere difetti esacerbati, c’è una seconda parte che negli ultimi due decenni da fenomeno fisiologico si è trasformato nella più grave patologia del sistema democratico e che è formata da quei giornalisti che si sono abituati ad utilizzare i loro media come la corda ed il sapone dei responsabili dei linciaggi nel selvaggio West.

Incapaci di interpretare la propria professione in maniera equilibrata e corretta, costoro precorrono con ogni genere di forzatura il lavoro di polizia e magistratura nella forsennata ricerca dei capri espiatori di terremoti, tragedie e disastri da esporre sulla pubblica piazza mediatica per il linciaggio rituale che appaga gli istinti primordiali e garantisce loro fama e fortuna.

Come si chiamano questi singolari personaggi che adesso, dopo il terremoto di Amatrice, puntano al linciaggio di geometri, sindaci e poveri disgraziati artefici di ristrutturazioni effettuate per poche lire delle vecchie case natali? Semplice: i professionisti dello sciacallaggio.

*www.opinione.it

tutti pazzi per la Civita

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