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Raffaele CantonePreoccupante sollecitare interventi dell’anticorruzione

di Arturo Diaconale*

Raffaele Cantone è sicuramente una persona misurata e consapevole del proprio ruolo. Per questo c’è da pensare che non sia affatto contento e soddisfatto di questa funzione di Tribunale Supremo di ogni questione di giustizia penale ed amministrativa che le diverse vicende di tipo emergenziale gli hanno attribuito ponendolo sulla testa dei sindaci italiani.

Il caso di Amatrice è significativo. Nella cittadina rasa al suolo dal terremoto il capo dell’Anticorruzione è stato chiamato a furor di popolo mediatico a scavalcare la magistratura ordinaria di Rieti ed a creare le condizioni per mettere sulla graticola il sindaco Sergio Pirozzi prima ancora del ritrovamento delle carte riguardanti l’appalto della scuola disastrata. Il caso di Roma è ancora più illuminante.

La sindaca pentastellata Virginia Raggi ha deciso di sottoporre ogni proprio atto amministrativo all’esame dell’Anticorruzione trasformando Cantone in una sorta di tutore indiscutibile ed infallibile della giunta capitolina.

E nel momento in cui ha ricevuto un parere negativo sulla procedura utilizzata per la nomina del proprio capo di Gabinetto, non ha avuto alcuna esitazione a liberarsi della propria collaboratrice aprendo di fatto una crisi di non poco conto in Campidoglio.

Nessuno dubita che non sia Cantone a sollecitare questo incredibile carico di lavoro che lo porta a scavalcare ogni genere di ordinamento diventando una sorta di Superman dotato di poteri eccezionali nel sistema giudiziario ed amministrativo del Paese.

Ma è chiaro che il ruolo di tutore supremo di ogni Pubblica amministrazione che viene chiamato a svolgere è destinato a provocare una profonda distorsione delle istituzioni nazionali.

In primo luogo il superpotere di anticipare ogni atto della magistratura ordinaria lo pone oggettivamente o in rotta di collisione con procuratori e giudici o, peggio, in una posizione di anomala supremazia nei loro confronti.

In secondo luogo, il tutoraggio senza appello nei confronti dei sindaci rende nulla la volontà popolare di cui i responsabili degli enti locali sono l’espressione e rende sostanzialmente inutile il sistema delle autonomie locali.

Se queste ultime non sono in grado di operare senza l’assenso preventivo dell’Anticorruzione, tanto vale che sia Cantone stesso e la sua struttura a svolgere direttamente la funzione amministrativa.

Se la “cantonizzazione” dei sindaci fosse frutto di una precisa strategia volta a cambiare, magare semplificando in meglio l’attività dei Comuni, si potrebbe forse discutere sulla validità o meno di una semplificazione così poco democratica.

Ma il guaio è che la “cantonizzazione” non nasce da una strategia, ma solo dal caso. Ed allora bisogna incominciare a preoccuparsi, a partire dallo stesso Cantone!

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