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Mario DraghiSenza un leader forte non c'è governo che tenga

di Alessandro Sallusti*

Sarà anche vero che oggi si apre ufficialmente la crisi di governo; sarà vero che Matteo Salvini è a un passo dallo schiantarsi contro il muro avendo scambiato - per qualche misterioso motivo - la maggioranza del consenso popolare con la maggioranza parlamentare;

sarà vero che molto probabilmente non si andrà a votare perché legittimamente nessun partito vuole suicidarsi e fare resuscitare Salvini nelle urne;

sarà anche vero tutto questo, ma perché rinunciare a pensare in grande, a trasformare una tragedia in un'opportunità, o - per dirla alla De Andrè - a ricordarsi che «dal letame può nascere un fior»?

Se, come pare, la legislatura continuerà con un altro governo ci sono diverse varianti più o meno da incubo ma tutte appaiono appiccicate con lo scotch.

Anche perché non si capisce chi potrebbe essere il nuovo (o confermato, nel caso di Conte) leader.

Senza un leader forte non c'è governo che tenga e un'ammucchiata di mezzi leader non farà mai un leader, così come nessuno dei pochi leader in circolazione è proponibile, per ovvi veti incrociati tra le forze che andranno a comporre questo eventuale nuovo governo-ammucchiata.

E allora? Non voglio dare consigli - non ne ho neppure l'autorevolezza - ma se mi è permesso di giocare per un attimo a fare Mattarella io una telefonatina a Mario Draghi la farei. Così, tanto per non lasciare nulla di intentato.

Ad alcuni - soprattutto ai filosovranisti - il nome di Draghi provoca l'orticaria perché associato all'euro alta burocrazia.

Ma si tratta di un pregiudizio, di una falsa vulgata, cioè erronea traduzione della verità.

Mario Draghi è in realtà un arci italiano, europeista convinto e intelligente che da presidente della Banca centrale europea ha tenuto testa agli egoismi e alle spinte franco-tedesche.

Non l'ha fatto urlando e insultando ma facendo valere con autorevolezza la ragione, le regole e la sua autonomia di governatore sancita dai trattati.

Mario Draghi ha appena terminato il suo mandato alla Bce, il mondo lo corteggia e lo stesso Trump lo vorrebbe tutto per sé.

Se fosse così folle da accettare di tornare a casa (a proposito di cervelli in fuga) per salvare il suo paese credo che ben pochi dei rissosi protagonisti della politica italiana potrebbero stupidamente dire «no, con lui no».

Non penso a un governo tecnico, ma politico e soprattutto finalmente autorevole e rispettato.

Chi ha salvato l'Europa dal default certamente saprebbe salvare l'Italia dal pasticcio in cui si è infilata.

Presidente Mattarella, almeno ci provi.

Quella a Draghi può essere la telefonata che ci allunga la vita. Il numero penso lo abbia in agenda.

*www.ilgiornale.it    

tutti pazzi per la Civita

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