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Il confronto tra i programmi

di Alessandro Sallusti*

La polemica sulle promesse elettorali ha un suo fondamento.

Assomigliano agli impegni che i bambini scrivono sulle letterine a Babbo Natale: farò il bravo in cambio di un regalo, in questo caso di un voto.

Come i bambini, può essere che i partiti si impegnino in cose superiori alle proprie forze e possibilità, ma non per questo dobbiamo cestinare e liquidare i loro programmi con disprezzo.

Consiglio invece di studiarli, pur nella loro versione di sintesi, perch√© al di l√† di una promessa pi√Ļ o meno facile da mantenere indicano una strada, e non mi sembra tempo perso capire se quella strada √® la via che fa per noi.

Quando la Bonino, per esempio, dice di volere una sanatoria per tutti i cinquecentomila immigrati clandestini (molti dei quali criminali comuni in fuga dalle carceri libiche, tunisine e nigeriane), significa che un voto dato al suo partito (e alla sua coalizione guidata dal Pd) è un voto per continuare nella politica delle porte aperte, indipendentemente dal fatto se ci sarà o no sanatoria.

Viceversa, se Berlusconi dice che i clandestini li vuole rimpatriare tutti, sappiamo a prescindere dalla fattibilità tecnica che con lui al governo nei prossimi cinque anni le porte dell'Italia saranno aperte solo in uscita.

Altro esempio. Proponendo la flat tax, il centrodestra si impegna solennemente a ridurre drasticamente e velocemente la pressione fiscale, mentre al contrario i programmi economici dei grillini e della sinistra ridicolizzano l'aliquota fiscale unica e puntano, con sfumature diverse, sulla sponda opposta: quella delle patrimoniali.

Su quest'ultimo tema bisogna uscire dagli equivoci. La comunità scientifica degli economisti non è diversa da quella politica: dipende da che parte stanno.

Ci sono autorevoli (e numerosi) studiosi che sostengono la fattibilità della flat tax sia pure a determinate condizioni ed altri che la demonizzano. La scelta della strada da prendere non spetta a loro, né a opinionisti di parte, ma unicamente a chi avrà il compito di governare.

Le promesse elettorali non sono quindi il libro dei sogni, ma quello delle intenzioni, una bussola per orientare il voto in un senso o nell'altro.

Non si vota contro qualcuno (tanto pi√Ļ contro i propri interessi), si deve votare per qualcosa. Abbiamo sette giorni per studiare, capire, scegliere. Non perdiamo l'occasione.

*www.ilgiornale.it   

tutti pazzi per la Civita

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