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Cardinale Gianfranco RavasiLe porte sempre aperte dell’Italia

di Alessandro Sallusti*

Il cardinale Ravasi è una delle massime autorità morali di questo Paese e della Chiesa universale.

Ha tutto il nostro rispetto anche quando, come è successo ieri, dice cose teologicamente inappuntabili ma nella pratica discutibili.

Commentando il blocco dei porti italiani alle navi cariche di immigrati raccolti in mare, Ravasi ha citato come monito un famoso passo tratto dal Vangelo secondo Matteo: «Ero straniero e non mi avete accolto».

Se non una scomunica, contro chi ha deciso il blocco e tutti noi che lo abbiamo approvato, poco ci manca. I fatti però danno torto al cardinale perché l'Europa, meta degli «stranieri», grazie all'Italia le sue porte le ha aperte.

E mai, neppure per un secondo, quei seicento immigrati che si trovavano a bordo della Aquarius, hanno corso il ben che minimo rischio e Salvini è stato il primo a preoccuparsi della loro incolumità inviando a bordo personale medico in grado di affrontare qualsiasi emergenza.

Salvini, forte di un mandato popolare ricevuto da milioni di elettori di centrodestra, in maggior parte laici moderati e cattolici praticanti, si è comportato come farebbe un buon prete che tiene aperte all'accoglienza le porte della sua parrocchia ma che va in difficoltà per il caos che un eccesso di domanda gli ha creato in oratorio e nella sua comunità.

Questo prete che fa? Chiama il vescovo e gli chiede di sollecitare i distratti preti delle parrocchie vicine a fare altrettanto per dividere in parti uguali costi e fatiche.

Ecco, Salvini ha chiamato sua eccellenza il vescovo Europa per dirgli di intercedere presso le nazioni vicine, che furbescamente se ne stavano a guardare, e per la prima volta l'Italia è stata ascoltata. Diciamo che è stata una telefonata brusca e ultimativa?

Sì, abbastanza, ma non più di quella che avrebbe fatto don Camillo per difendere le anime a lui affidate al culmine di uno dei tanti scontri con Peppone.

*www.ilgiornale.it   

tutti pazzi per la Civita

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