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Luigi Di MaioLe difficoltà del vicepremier   

di Claudio Romiti*   

Ospite di Bianca Berlinguer su Rai 3, il vicepremier Luigi Di Maio sulla prossima manovra finanziaria ha minacciosamente dichiarato che essa “dovrà contenere il reddito di cittadinanza altrimenti si aprirà un problema per il governo.   

O (tale misura) c’è o c’è un grande problema per questo governo.

Lo facciamo tenendo i conti in ordine, ma lo facciamo”.

A suo dire sarà una manovra talmente coraggiosa da includere anche il superamento della Legge Fornero e la flat tax.

Ora, sul piano tattico questa ennesima sparata, totalmente priva di coperture logiche prima ancora che di quelle finanziarie, rappresenta un altro chiaro tentativo di rubare la scena all’altro grande competitore dell’Esecutivo giallo-verde, Matteo Salvini.

Mentre dal punto di vista della strategia politica ciò costituisce un mettere le mani avanti di fronte alla sempre più evidente impossibilità materiale di realizzare neppure in minima parte le mirabili promesse elettorali che hanno fatto prendere al Movimento 5 Stelle una valanga di voti.

In estrema sintesi, si tratta di una vera e propria truffa politica con la quale continuare ad alimentare, o almeno tentare di farlo, il grande autoinganno collettivo che si nasconde nella psicologia di milioni di cittadini che, in totale buona fede, hanno creduto di cambiare il mondo attraverso le chiacchiere in libertà dei loro paladini pentastellati.

Questi ultimi hanno raccolto circa un terzo dei consensi espressi il 4 marzo scorso raccontando la favola di un sistema pubblico dalle risorse quasi illimitate, così come illimitate sarebbero state le possibilità del Tesoro di trovare prestiti sui mercati finanziari a tassi sempre molto bassi.

Ma una volta raggiunta l’agognata stanza dei bottoni, Di Maio e soci si sono resi perfettamente conto che i conti per le loro azzardate promesse non sarebbero mai tornati e che addirittura, come dimostra il preoccupante aumento dello spread, la loro stessa presenza al timone del Paese avrebbe comportato un costo crescente dal lato degli interessi sul debito pubblico.

Ciononostante il loro capo politico, messo sempre più in difficoltà dalla concorrenza interna della fazione giacobina capeggiata da Alessandro Di Battista, rilancia la linea dei sogni irrealizzabili, anziché tentare di posizionarsi su una linea un tantino più ragionevole.

Tutto questo non può che creare una progressiva tensione tra le false aspettative degli sprovveduti in attesa dei miracoli grillini e la sempre più grigia condizione di un Paese in affanno.

Ma alla fine anche i più ingenui adoratori del partito degli onesti saranno bruscamente risvegliati dai loro sogni di gloria; mentre il Paese nel suo complesso si renderà amaramente conto di aver malamente sprecato altro tempo prezioso nella vana speranza di risolvere con le chiacchiere di quattro amici al bar i gravi problemi sistemici che lo affliggono da decenni.

*www.opinione.it   

tutti pazzi per la Civita

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