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Matteo SalviniLa nuova parola d'ordine della sinistra è «propaganda»   

di Alessandro Sallusti*   

La usano per definire qualsiasi cosa dica o faccia Matteo Salvini.   

Gianrico Carofiglio, magistrato, scrittore ed ex senatore Pd, l'altra sera in tv ha sostenuto che sono «propaganda» sia il decreto Sicurezza sia il tentativo di riforma della legittima difesa, negando quindi l'esistenza di qualsivoglia problema rispetto ai due temi.

Poi ti chiedi perché la Lega sale nei consensi e la sinistra invece cala: succede quando si nega la realtà o si minimizzano, per scelta ideologica, problemi drammatici come l'essere aggrediti in casa propria.

A preoccuparmi sono altri generi di propaganda, tipo averci fatto credere che con il decreto Dignità avremmo risolto ogni problema di occupazione quando i fatti come era ovvio dimostrano che si tratta di una fabbrica di neodisoccupati;

tipo che la Tav interessa solo le merci (come se fosse poco), quando invece prevede anche il trasporto passeggeri;

tipo che questa manovra abbasserà la pressione fiscale, quando tutti gli studi prevedono un innalzamento complessivo del gettito a favore dello Stato.

La differenza con Salvini è che la propaganda Cinquestelle si basa sui falsi e mi sorprende che la Lega gli tenga bordone e cerchi di spacciarci l'abbassamento della tassa sui capannoni come il toccasana per l'economia.

Tra flat tax, condoni, diminuzione di accise e balzelli, in campagna elettorale, e anche al momento della formazione di questo anomalo governo, Salvini ci aveva promesso di imbandire un ricco banchetto in nostro onore.

A distanza di sei mesi ci offre un pezzo di formaggio e un piatto di lenticchie, per di più fredde, e pretende pure l'applauso.

La propaganda va bene ed è pure l'anima del commercio, ma a patto che non tenti di rifilare prodotti scadenti o avariati.

Perché in politica vale da sempre la legge del «soddisfatti o rimborsati», poi perfezionata con il diritto di recesso.

Che nel commercio vale al massimo entro trenta giorni dall'acquisto, in politica trenta mesi dal voto e Renzi, per esempio, ne sa qualcosa.

Se la Lega continuerà ad appiattirsi sui grillini in quanto a ricette economiche, penso che tra non molto saranno tanti gli elettori ad esercitare il diritto di recesso, e non a torto.

*www.ilgiornale.it   

tutti pazzi per la Civita

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