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Conte, volato a Roma da Di Maio e Salvini, salta la foto di gruppo   

di Laura Cesaretti*   

Roma La scena, immortalata da foto e video, ha fatto subito il giro d'Europa. Ma è in Italia che ha fatto più scalpore e creato imbarazzo: a Bruxelles, in apertura del Consiglio europeo di giovedì, si osserva un minuto di silenzio per la strage di Strasburgo, che ha colpito anche un giornalista italiano.   

Tutti i capi di governo dell'Unione e gli esponenti della Commissione si alzano in piedi, attorno al grande tavolo ovale: c'è Macron, pallido e tirato; la Merkel a capo chino, Tajani e Tsipras quasi sull'attenti e poi... Poi, subito dopo Tsipras, c'è un buco: è Giuseppe Conte.

Anzi, non è Giuseppe Conte, è solo la sua sedia. Vuota, perché il premier (nonostante la nota autonomia politica e capacità di leadership) è dovuto volare a Roma per consultare i suoi due vice, Salvini e Di Maio.

Avrebbe potuto anche informarli al telefono, in effetti, ma niente: i due volevano fissarlo nelle palle degli occhi. Così il presidente del Consiglio, il cui ritorno a Bruxelles era previsto per le 13, è sbarcato solo alle 16, saltando la consueta foto di famiglia, la cerimonia di apertura e quel minuto di silenzio.

E al Consiglio europeo esiziale per il nostro Paese, che si gioca la faccia e non solo sulla manovra e che dovrebbe usare ogni minuto per trattare, il premier si presenta invece con quaranta minuti di ritardo. «Attorno al governo italiano si respira un certo gelo», notava Antonio Tajani.

E si capisce anche il perché, in effetti. Ma non è finita qua: la stessa sera di giovedì il giulivo Conte illustra, annunciandolo su Facebook, l'agile brochure che ha fatto confezionare per presentarla ai colleghi: pomposamente (e assai avventatamente) intitolata «La nuova strategia dell'Italia per la crescita economica e sociale», con uno slogan accattivante: «A new path for a better future», un cammino nuovo per un migliore futuro.

Peccato che l'autore medesimo non sappia quel che ha scritto: nel suo post su FB Conte spiega di aver portato con sé a Bruxelles «il dossier che contiene le riforme del governo del cambiamento: Un nuovo Patto per un futuro migliore». Ma come «patto»?

In effetti l'assonanza tra «path» (sentiero, cammino, percorso) e «patto» potrebbe trarre in inganno un bambino ai primi approcci con l'inglese, ma non certo un capo di governo dal curriculum (do you remember?) sterminato e inzeppato di studi, ricerche e soggiorni presso prestigiose università americane e inglesi (oltre che francesi, svizzere, maltesi).

Probabilmente, però, Conte deve aver studiato l'inglese alla New York University (fu il NY Times a svelare che però lì non lo avevano mai sentito nominare) o al Girton College di Cambridge (che però era chiuso per ferie nel periodo in cui lui diceva di averlo frequentato).

O ancora alla Duquesne University di Pittsburgh (secondo la quale il nostro premier «non ha mai frequentato nostri corsi»).

Insomma: le lacune linguistiche sono ben spiegabili, diciamo.

*www.ilgiornale.it    

tutti pazzi per la Civita

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