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Luigi Di MaioIl salvabanche non è un salvabanche. Ricordatelo

di Francesco Maria Del Vigo*

Il governo del cambiamento ha, senza dubbio, una spiccata vocazione al cambiamento.

Delle parole più che dei fatti. L'era gialloverde, al momento, è una rivoluzione lessicale e non politica.

Cioè: fare le stesse identiche cose di prima - anche peggio - ma chiamarle con altre parole, magari nuove, belle fiammanti di conio.

L'ultimo esempio ieri: in tarda serata, alla chetichella e senza giornalisti tra i piedi, il governo ha approvato un decreto che salva banca Carige. Un decreto salvabanche, dunque.

«Eh no, non possiamo mica chiamarlo così, dopo che per anni abbiamo messo sulla graticola Renzi per il suo decreto salva Etruria. Cambiamogli nome e freghiamo tutti», devono avere pensato - essi stessi stupiti della loro intelligenza - gli indefessi papaveri della comunicazione grillina.

Così il «salva banche» - in un ribaltamento olimpionico della frittata - è diventato il «salvarisparmiatori». Decisamente più in linea con il governo del popolo.

Quindi, ripetiamolo a memoria questa giaculatoria che ci ossessionerà per giorni: il salvabanche non è un salvabanche.

D'altronde, questi sei mesi di legislatura, sono stati un'infinita giocoleria di parole.

Quando non sanno più che pesci prendere - o semplicemente stanno facendo l'opposto di quello che avevano promesso ai loro elettori - si danno ai giochi di prestigio.

Anche il condono infatti non era un condono. Sarebbe stato troppo old style per i grillini chiamarlo così, che infatti hanno pensato bene di travestirlo da «pace fiscale».

Una capriola semantica che peggiora pure la situazione: perché se ora c'è la «pace» si presuppone che prima addirittura ci fosse una «guerra» con il Fisco.

Così le bastonate di Bruxelles e le lettere inferocite diventano solo «ammonimenti», il reddito di cittadinanza un «incentivo al reinserimento lavoro» e non - come di fatto è - uno stipendio fisso ai nullafacenti e così via.

Hanno confezionato un nuovo dizionario per camuffare la realtà dei fatti e non infrangere i tabù del gialloverdisticamente corretto.

Nuova e deleteria degenerazione del politicamente corretto.

*www.ilgiornale.it   

tutti pazzi per la Civita

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