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Un conto molto salato

di Alessandro Sallusti*

C’è un famoso rompicapo che recita: «Questa affermazione è falsa».

Se la ritieni vera, vuole dire che stiamo parlando di un falso; se ti sembra falsa vuole dire che è vero il contenuto e quindi si ritorna al falso.

Non se ne esce, un po’ come per la Tav.

Si fa o non si fa? I bandi sono partiti o no?

A sentire Di Maio la risposta è più di un no, è un «mai più».

A sentire Salvini è sì, certamente.

Entrambi festeggiano una loro vittoria politica sostenendo uno l’opposto dell’altro.

Solo che a differenza del rompicapo di cui sopra, qui non stiamo parlando di giochi di parole e di paradossi filosofici ma di un buco nella montagna, di miliardi di euro che vanno e vengono, di occupazione e sviluppo.

A pensarci bene, in tutto questo c’è della coerenza perché questo governo fin dalla sua gestazione è un paradosso, un rompicapo, e questo «paradossalmente» è la sua unica forza.

Il collante tra Lega e Cinque Stelle non è «fare», ma «non fare» nulla che possa portare beneficio all’uno o all’altro, il tutto condito da una babele di dichiarazioni e proclami che c’è da perdere la testa a voler stargli appresso.

Dopo «l’obbligo flessibile» per le vaccinazioni, ecco il «contratto non contratto» per le grandi opere.

Nato appunto da un contratto, quello in carica è un governo-società a irresponsabilità illimitata.

Si permettono di tutto convinti di essere eterni e sono convinti che non arriverà mai il momento di passare alla cassa a pagare il conto.

Non so il loro, ma il nostro di conto certamente, avanti così, sarà salato.

Anche solo ritardare l’avvio della Tav è un salasso che si aggiunge al decreto dignità che ha fatto scendere l’occupazione stabile e al reddito di cittadinanza che sta per foraggiare anche fannulloni, bamboccioni, pregiudicati e immigrati.

Temo che ancora per un po’ dovremo convivere con questo paradosso, cioè essere governati da gente che, al di là di come uno la pensi politicamente, non sa da che parte si inizi a governare.

Non ci resta che sedere sulla sponda del fiume e sperare che la corrente faccia scorrere veloce l’acqua.

Il che, in tempi di cambiamenti climatici, non è detto avvenga come la logica, e non il paradosso, vorrebbe e imporrebbe.

*www.ilgiornale.it  

 tutti pazzi per la Civita

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