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Luigi Di MaioI grillini aprono i porti a Pechino

di Alessandro Sallusti*

Scoppia un'altra guerra con la Lega

Ci mancava solo Marco Polo a complicare la vita già surreale di questo governo e, quindi, dell'Italia intera.

Già, perché otto secoli dopo le imprese in Oriente del viaggiatore veneziano si torna a parlare e a dividersi sulla «Via della seta» che nel Trecento portò l'Occidente a conoscere e fare affari con la Cina mondo fino allora praticamente a noi sconosciuto - e che ora i cinesi vorrebbero ripercorrere all'incontrario.

Per «invaderci» - oltre che con cineserie varie e prodotti più o meno contraffatti, o fuori legge secondo i nostri standard - anche con il business pesante, quello che conta e che moltiplica davvero soldi e potere (come già avvenuto in Africa).

Entrati nel salotto buono italiano attraverso il calcio (Inter e Milan), i cinesi ci hanno messo un attimo a capire che qui c'è molto da fare.

E che con la loro velocità d'azione (da quelle parti politica e affari sono un tutt'uno) e disponibilità praticamente illimitata di soldi potremmo essere un facile terreno di conquista.

Si parla dell'Italia, ma in realtà nel mirino ci sarebbe l'Europa intera, divisa e quindi debole come non mai.

Secondo alcuni osservatori noi, stante la particolare e traballante situazione politica ed economica, siamo stati scelti come luogo di sbarco sul continente, una spiaggia più facile di altre su cui attrezzare la testa di ponte.

Per questo l'imminente arrivo in Italia del presidente cinese Xi Jinping per firmare i primi trattati (riguardano accordi commerciali sui porti di Trieste e Genova) è visto come fumo negli occhi dall'amministrazione Trump e con grande preoccupazione dai governi dei partner europei.

Come se non bastasse, anche il nostro di governo tanto per cambiare sulla questione è diviso. All'entusiasmo di Di Maio fa da contraltare la freddezza, se non lo scetticismo, di Salvini.

Spalancare le porte ai cinesi contro la volontà di Paesi soci e alleati è cosa assai pericolosa che potrebbe isolare l'Italia più di quanto già non lo sia.

I cinesi sono un popolo amico, ma la Cina è una controparte dell'Occidente sia dal punto di vista economico che militare (parliamo di una superpotenza con un enorme arsenale nucleare).

Il comunismo in versione capitalista ha prodotto efficienza per loro, ma resta cosa ben diversa a partire dal concetto di diritti umani fino alle alleanze geopolitiche da ciò che noi siamo.

Passi che questo governo giochi sulla Tav, ma prima di consegnare le chiavi di casa ai cinesi ci andrei cauto. In questo caso sì ci vorrebbe una bella analisi costi-benefici, magari non affidata al Toninelli di turno o a qualche «esperto» pescato chissà dove.

Questa è roba seria, non per dilettanti ex venditori di bibite allo stadio di Napoli.

*www.ilgiornale.it   

tutti pazzi per la Civita

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