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Salvini insiste e i 5 Stelle si mettono di traverso

di Alessandro Sallusti*

Ma i pentastellati sanno che la flat tax non si farà: non ci sono né soldi né accordo politico.

Ma guarda un po’, è proprio una coincidenza.

Si avvicina il voto e si torna a parlare di sconti fiscali e flat tax, già cavalli di battaglia dell’ultima campagna elettorale per le politiche e poi archiviate un secondo dopo l’insediamento del governo gialloverde per fare spazio al reddito di cittadinanza.

Matteo Salvini dice che adesso si può, Di Maio gli ridice che no, non se ne parla neppure.

Non voglio mettere in dubbio la parola di Salvini ma mi chiedo, e gli chiedo, che cosa è cambiato in questi ultimi otto mesi da rendere possibile ciò che a giugno scorso non lo era.

Semmai le casse dello Stato sono ancora un po’ più vuote di allora per via delle sciagurate scelte assistenzialistiche, lo spread è ben più alto e con lui gli interessi a venire sul debito, la recessione ci è entrata in casa, le grandi opere sono ferme al palo, abbiamo firmato con l’Europa una cambiale da 22 miliardi da pagare a fine anno ed è finita la luna di miele tra i soci di governo.

Non solo i conti non tornano.

Mettiamo pure che Matteo Salvini alle Europee ottenga un ottimo risultato e Di Maio vada malissimo.

Che cosa cambierebbe?

In Parlamento assolutamente nulla: i Cinque Stelle continuerebbero ad avere una schiacciante maggioranza sull’alleato leghista che a quel punto, se davvero volesse una seria riforma fiscale, potrebbe solo fare cadere il governo per cercarne un altro oppure tornare a votare (entrambe le cose al momento Salvini le smentisce).

La morale della favola è che dire oggi «questo governo farà la flat tax» è una presa per i fondelli che va ben oltre una normale bugia elettorale.

Con questo governo, semmai, c’è da temere l’inverso, cioè che da un momento all’altro le tasse aumentino, non certo diminuiscano come dimostra il fatto che già si parla di una manovra correttiva di metà anno per stringere ulteriormente i cordoni della borsa. Il problema è economico ma ancora prima politico.

Se Salvini vuole imboccare la strada delle riforme liberali non può certo farlo insieme ai Cinque Stelle. Ricostruire un centrodestra unito e vincente è l’unica possibilità che il leader della Lega ha per provare a rimanere sull’onda che ha cavalcato con bravura, ma che da un momento all’altro gli si potrebbe sgonfiare sotto i piedi.

*www.ilgiornale.it   

tutti pazzi per la Civita

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