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Giuseppe ConteC'√® poco da ¬ęstudiare le carte¬Ľ

di Alessandro Sallusti*

Il premier Conte dice che gli serve un po' di tempo per decidere se licenziare o no Armando Siri, il sottosegretario leghista finito nei guai per un'accusa di corruzione.

In realtà Conte deve decidere altro, cioè se far cadere il suo governo o provare a farlo stare in piedi ancora un po' con qualcuno degli artifici che la politica si inventa per negare la realtà.

C'√® poco da ¬ęstudiare le carte¬Ľ, come sostiene Palazzo Chigi.

Le carte le studino giudici e avvocati, i politici si limitino ad aspettare le sentenze.

O vale l'idea che uno è innocente fino a condanna o vale che l'avviso di garanzia è di per sé una prova di colpevolezza.

Lo spartiacque non è cosa da poco, a nostro avviso è la differenza che c'è tra la civiltà e la barbarie, tra il diritto e l'arbitrio.

Cadere nella trappola moralista dei giustizialisti è pericoloso e stupido.

Stupido perché loro sono i primi a non far valere la regola quando sono toccati in prima persona, come è successo di recente per le vicende giudiziarie che hanno coinvolto la sindaca Raggi, non solo indagata ma pure rinviata a giudizio.

Feroci con gli avversari, indulgenti con gli amici è la regola, e le rare volte che non viene applicata - come nel caso del presidente grillino del consiglio comunale di Roma - è solo per allontanare rapidamente i sospetti da se stessi.

Se Matteo Salvini arrivasse a sacrificare Siri in nome della tenuta del governo commetterebbe un grave errore e non potrebbe pi√Ļ essere il leader di uno schieramento, qualsiasi esso sar√†, che si candida a succedere al vecchio centrodestra.

Abbiamo bisogno di qualcuno che difenda lo Stato dalla mania di protagonismo della giustizia e dal suo essere politicizzata.

Se ci sono sospetti e indizi si facciano le inchieste e i processi, ma non si permetta ai magistrati di decidere chi ci deve governare con il semplice invio di un ¬ęavviso¬Ľ prima che una sentenza definitiva sancisca colpe e responsabilit√†.

Se Di Maio applicasse a se stesso il suo moralismo dovrebbe per prima cosa disconoscere suo padre, finito nei guai con la giustizia, e la stessa cosa dovrebbe farla quell'altro fenomeno di Di Battista.

Noi stiamo con Armando Siri, non perché mettiamo la mano sul fuoco sulla sua innocenza, ma perché è innocente fino a prova contraria.

Come tutti noi.

*www.ilgiornale.it   

tutti pazzi per la Civita

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