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L’esistenza di una permanente crisi politica

di Daniele Granara*

Lo spettacolo non edificante offerto in questi giorni dal Governo, addirittura nella sede istituzionale del Consiglio dei Ministri, dimostra non solo l’esistenza di una permanente crisi politica e di un contrasto crescente tra i partiti che dovrebbero sostenerlo, ma anche (e ciò è ancor più grave) l’inconsapevolezza della funzione esercitata.

Il Governo, che, non a caso, nella tradizione costituzionale liberale delle democrazie parlamentari era definito l’Esecutivo, esprime, per la sua natura e i compiti che svolge, di promozione e di attuazione dell’indirizzo politico, una volontà unitaria, rappresentando la sintesi propulsiva ed attuativa del programma di Governo nel suo legame fiduciario con il Parlamento, sede del dibattito e del confronto pubblico.

Conseguentemente, come dispone l’art. 95 Cost., il Presidente del Consiglio “mantiene l’unità di indirizzo politico ed amministrativo, promuovendo e coordinando l’attività dei Ministri”, i quali “sono responsabili collegialmente degli atti del Consiglio dei Ministri”.

Pertanto la Costituzione afferma inequivocabilmente, in ragione della natura dell’organo, l’unità di indirizzo politico e la responsabilità collegiale dei Ministri per gli atti del Consiglio dei Ministri, anche qualora siano dissenzienti rispetto ad una decisione in tale sede assunta.

L’unico modo per escludere tale responsabilità è costituito dalle dimissioni del Ministro, quando egli ritenga di non farsi carico della scelta operata dal Consiglio.

Altrimenti deve tacere, essendo responsabile della decisione assunta in sede collegiale, anche col suo dissenso o in sua assenza.

Queste sono le regole di tutte le forme di governo democratiche dell’Occidente.

E manifestano tutto il contrario di quello che oggi sta avvenendo nel Governo italiano, in cui si assiste a scontri continui tra Ministri, anche Vice Presidenti del Consiglio e, quindi, con funzioni vicarie del Presidente rispetto alla direzione della politica generale del Governo e al coordinamento dell’attività dei Ministri.

Le divergenze non sono più ricomposte nella sede collegiale del Consiglio, per formare una volontà unitaria, ma sono rese pubbliche, con posizioni ostentate di contrasto, quasi a trasformare il Governo in una terza camera, ancora una volta violando la Costituzione, che stabilisce il principio della pubblicità delle sedute solo per il Parlamento (sede naturale dei contrasti politici) ma non per il Governo, le cui sedute sono sempre riservate, perché tese a formare la volontà unitaria.

Quanto sta avvenendo porta alla rottura costituzionale e non solo politica, umiliando la funzione di Governo e annullandone l’efficacia non solo all’esterno (come si vede, tutti i problemi restano sul tappeto), ma addirittura nella trasformazione di fonti legislative in discussioni sterili ed incerte “salvo intese” (come il “Decreto crescita”, che pure dovrebbe costituire un aspetto fondamentale della linea di azione stabilita), prima ancora che nei confronti degli uffici amministrativi, che devono assicurare la concreta attuazione dell’azione governativa.

Trattasi di una situazione senza precedenti, che richiede, ancora una volta, l’intervento del capo dello Stato per ripristinare, nell’esercizio della sua essenziale funzione di garanzia costituzionale, il corretto assetto dei pubblici poteri, come delineato dalla Costituzione repubblicana.

*www.opinione.it      

tutti pazzi per la Civita

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