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"Ormai non riusciamo più a fare neanche un ordine del giorno"

di Sergio Rame*

La tensione è alle stelle

"Il Movimento 5 Stelle ci fa opposizione e Conte non è più super partes. Ormai il governo è paralizzato".

A intonare il de profundis del governo è Giancarlo Giorgetti che, in una intervista alla Stampa, inquadra molto bene tutti i mali dell'esecutivo gialloverde.

Mali che sono voluti e fomentati dai grillini. "In queste ultime tre settimane il governo è in stallo per la campagna elettorale - spiega il sottosegretario leghista - doveva essere una campagna sulle cose da fare in Italia e in Europa, invece siamo rimasti alle varie ed eventuali. Al caos".

Nel governo gli scontri sono ormai all'ordine del giorno. Ogni occasione è quella buona per litigare, azzuffarsi e sferrare colpi bassi spostando, di volta in volta, l'asticella della crisi di governo verso il punto di non ritorno.

"La campagna elettorale ha paralizzato il governo", ammette Giorgetti che da giorni non nasconde più il proprio fastidio per quanto sta succedendo.

A picchiar duro sono sempre e comunque i Cinque Stelle.

E, nonostante Matteo Salvini faccia di tutto per evitare lo scontro finale, le continue incursioni dei pentastellati mandano in tilt l'esecutivo e la maggioranza.

"Il consiglio dei ministri (di oggi, nda) era fissato per il decreto sicurezza ora siamo in surplace come nel ciclismo - spiega il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio - perché è nato all'ultimo momento il decreto famiglia e lo hanno messo come contrappeso o come ricatto contro Salvini".

L'esponente del Carroccio sa bene che tutti questi sono "bracci di ferro in chiave elettorale".

Ma avverte Luigi Di Maio: "C'è bisogno di affrontare i temi che servono agli italiani. La campagna elettorale a tanti non interessa".

Nell'intervista alla Stampa Giorgetti non si tira indietro dal parlare del Movimento 5 Stelle.

"Loro con i punti fermi non aiutano a risolvere i problemi - spiega - il Paese ha bisogno di sbloccarsi e loro hanno posizioni, magari legittime dal punto di vista ideologico, ma troppo ideologiche".

Ne ha anche per il premier Giuseppe Conte che, a suo avviso, "ha cercato e cerca di interpretare un ruolo di mediazione che non può essere solo quello dei buoni sentimenti".

"La sensibilità politica lui non ce l'ha e quando lo scontro si fa duro ed è chiamato a scendere in campo fa riferimento alla posizione politica di chi lo ha espresso - conclude - non ha i pregiudizi ideologici del mondo grillino. Ma lui non è una persona di garanzia. È espressione dei Cinque Stelle ed è chiamato alla coerenza di appartenenza".

*www.ilgiornale.it   

tutti pazzi per la Civita

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