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Un clima elettorale esasperato da "alla prossima riunione"

di Paolo Pillitteri*

Per i lettori più appassionati di Samuel Beckett, quell’”en attendant Godot”, si trasforma spesso nell’esclamazione sconsolata dell’attesa vana.

Volgarmente chiamata rinvio.

Cosa che capita dappertutto, per carità, Ma specialmente qui da noi, anche, se non soprattutto, per l’autorità da cui proviene: il Governo.

Tra l’altro, questo del duo Salvini-Di Maio è stato battezzato come “Governo del fare”, non diversamente, a ben vedere, da tanti altri Esecutivi precedenti.

Il punto, pardon il fatto, è che il Governo gode, diversamente da altri, di una maggioranza ampia in Parlamento, grazie anche all’apporto dei tanti, qualcuno dice troppi, consensi dati ai pentastellati - allora di lotta ora di governo - in nome essenzialmente della protesta e dell’anticorruzione ma con un sotteso attacco alla politica tout court ritenuta dalle menti del M5S malata, bacata, irrimediabilmente corrotta e bisognosa, dunque, delle urgenti e drastiche cure delle medesime (menti) approdate in Camera e Senato in numero assai cospicuo; e, quindi, grazie alla mano tesa di Matteo Salvini, insediati da un anno a Palazzo Chigi e dintorni.

Se dunque il tentativo di fare un bilancio di questi circa dodici mesi governativi, non può essere considerato né una cattiveria né un gioco di società ma, né più né meno, una necessaria utilità, ad un tempo per i governanti e per i governati, purché ne accettino la validità.

Intanto abbiamo sotto gli occhi la relazione del Presidente di Confindustria Vincenzo Boccia che è di certo ispirata alla tradizionale, secolare diplomazia confindustriale oscillante fra il detto e il non detto, ma sempre e comunque scrupolosa e corretta nelle valutazioni di una diplomazia espressiva tipica di chi produce e fa ricchezza e lavoro, una relazione in cui spiccava una sua centralità per dir così universalistica con quello slogan “Pace, Protezione, Umanità” non dissimile da un messaggio in tempo di elezioni, soprattutto europee.

Ma, a ben vedere, l’esposizione bocciana non poteva non assurgere, volente o nolente, ad un livello scavalcante l’oggetto trattato collocandolo in un ambito della Polis e che non casualmente qualcuno ha definito un corso accelerato di politica concreta, regalato a chi vuole ascoltare in un quadro generale nel quale gli stessi bilanci vengono usati ed abusati, stiracchiati, ristretti e allungati a seconda dell’interlocutore e delle convenienze.

È il clima elettorale, nulla da eccepire non solo e non tanto perché siamo al si salvi chi può, ma perché il quadro generale offre (per ora) una sola maggioranza, ovviamente numerica ma non precisamente politica, al punto che i due alleati, specialmente in queste settimane, si sono letteralmente scatenati in una lite continua, l’ultima di queste ore a proposito dell’abuso di ufficio, da eliminare da parte del Truce e da non toccare per quanto riguarda Di Maio, il che la dice lunga proprio in riferimento alle tante, troppe riforme promesse e le poche, pochissime realizzate.

Certo, l’azione salviniana, il suo fare deciso, l’incedere instancabile fra promesse (tante) e videate (troppe) si è leggermente affievolito, smorzato, appannato dopo la vicenda Siri con annessi e connessi, nel contesto di un agire giudiziario senza riposo e suscitante scroscianti applausi pentastellati, sullo sfondo delle sempre meno annunciate e sempre mancate riforme, tanto più da parte di un Salvini nordico eppur dimentico dell’antico adagio milanese “Var pusèe un andà che cent andem”, ovverossia “Vale di più un andare, che cento andiamo”.

Non è dunque casuale una sorta di rinascita di un Silvio Berlusconi apparso in forma l’altra sera in tv e che, pur riconfermando l’alleanza “storica” con la Lega, non ne ha sottaciuto i limiti governativi.

Nelle stesse ore Salvini prendeva atto del rinvio della Flat tax verso tempi migliori e comunque in caso di una sua vittoria elettorale.

Un rinvio, appunto. Con una nota a fianco, chiara e immediata, del collega vicepresidente del Consiglio, che con la consueta levità gli ha dedicato un invito per dir così fraterno: “Ora, più lavoro e meno stronzate”.

*www.opinione.it

tutti pazzi per la Civita

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