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Matteo Salvini e Mike Pompeo"Saremo il primo interlocutore europeo"

di Valeria Robecco*

Il leghista dagli States rilancia la flat tax: «L'Ue se ne faccia una ragione»

Matteo Salvini rilancia da Washington la sfida all'Ue e invia un messaggio forte e chiaro al presidente Donald Trump: l'Italia vuole essere il principale interlocutore degli Stati Uniti nel Vecchio Continente.

Il vice premier, nella capitale Usa per una visita lampo, ha incontrato il segretario di stato Mike Pompeo e il vice presidente Mike Pence, ribadendo la sintonia su numerose posizioni portate avanti dalla Casa Bianca di Trump.

«Il nostro paese vuole tornare a essere nel continente europeo il primo partner della più grande democrazia occidentale - afferma - Altre nazioni hanno preso una strada diversa, mentre noi ci siamo».

Salvini definisce l'incontro con il capo della diplomazia americana «molto positivo e diretto, con pochi preamboli», ma «tante ipotesi di lavoro comune e visioni comuni su Iran, Venezuela, Libia, sulla preoccupazione per la prepotenza cinese».

«In questo momento di fragilità delle istituzioni europee - continua - l'Italia punta ad essere il primo, più credibile, più solido interlocutore degli Usa».

Il leader della Lega ribadisce poi che «l'ostinazione di Bruxelles sui vincoli, sull'austerità non aiuta.

Per questo ci apprestiamo a trattare con l'Ue da pari a pari senza timori reverenziali».

E torna alla carica sulla flat tax: «Possiamo decidere come modularla negli anni, ma il taglio delle tasse ci deve essere.

Convinceremo l'Ue con i numeri e con la cortesia, altrimenti le tasse le taglieremo lo stesso. L'Europa se ne faccia una ragione».

Alla luce dell'incontro con Grover Norquist, presidente di Americas for Tax Reform e uno dei maggiori ispiratori della riforma fiscale del tycoon, il ministro dell'Interno ritiene che la politica economica e tributaria del presidente Usa possa «essere un esempio e un modello per l'Italia».

«La riforma fiscale di Trump soprattutto sulle imprese è quella che sta mettendo un carburante incredibile alla ripresa economica degli Stati Uniti», dice. Mentre sui dazi è convinto che nel mirino «non ci siano l'Italia e i prodotti italiani»: «mi sembra chiaro che i problemi nascono altrove, a Berlino piuttosto che a Parigi».

Pure sul fronte della politica estera Salvini appoggia la linea di Washington su molteplici dossier.

A partire dall'Iran.

«La posizione dell'Italia è già cambiata - spiega - nessuno si può permettere di dire di voler cancellare un altro paese dalla faccia dalla terra, e mi riferisco a Israele.

Fino a che rimane anche solo un sospetto di una volontà del genere non si possono avere relazioni normali».

Poi prende le distanze sulla Cina, e sulla via della seta mette in chiaro che «quando c'è di mezzo la sicurezza nazionale, il business da un certo punto si deve fermare».

Sulla Russia, invece, è convinto che si debba tornare sulla via del dialogo.

A suo parere «sarebbe un errore strategico, sia commerciale che geopolitico, allontanare il Cremlino dall'occidente per lasciarla ai cinesi»: «Bisogna fare di tutto per riportarli al tavolo, io preferisco ragionare che tornare all'asse Mosca-Pechino»

*www.ilgiornale.it    

tutti pazzi per la Civita

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