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Matteo SalviniL'Italia non ha bisogno di un piccolo clone di Trump, ma di un grande leader

di Alessandro Sallusti*

Ed è necessario che questo essere leader di fatto coincida con un incarico ufficiale e formale di primo ministro, perché a quei livelli la forma è sostanza.

Non basta andare a cena con Ronaldo per vincere il Pallone d'oro, così come non basta costruire una buona auto sportiva per poter fare come Ferrari.

Il tuffo di Salvini nel trumpismo rischia cos√¨ di confondere ancora di pi√Ļ la situazione invece che portare elementi di chiarezza.

A scanso di equivoci, preferisco Matteo Salvini a Donald Trump.

Ma il primo √® viceministro di un medio Paese europeo in costante affanno, il secondo √® un miliardario presidente della pi√Ļ grande e forte democrazia occidentale.

Le due cose non sono comparabili, le ricette non sovrapponibili e sarebbe un insulto all'intelligenza dover spiegare il perché.

L'Italia non ha bisogno di un piccolo clone di Trump, ma di un grande leader.

Ed è necessario che questo essere leader di fatto coincida con un incarico ufficiale e formale di primo ministro, perché a quei livelli la forma è sostanza.

La prima anomalia è che ci ritroviamo con un leader di una parte politica (la Lega) che va in America a prendere impegni a nome di tutto il Paese come se fosse lui il premier mentre il premier titolare (Conte) è ridotto, per ingannare il tempo, a fare passerella in una rassegna di aerei in Francia.

Umiliante, per Conte, ma anche per l'immagine e la credibilità dell'Italia.

C'è una regola semplice secondo la quale là dove saltano le gerarchie regna il caos.

E il caos non genera mai nulla di buono.

Attenzione, io non vorrei vedere Conte alla Casa Bianca, preferirei di gran lunga Salvini a Palazzo Chigi.

Anche perché solo una volta seduto su quella poltrona Salvini sarebbe costretto ad accelerare sulla strada dei fatti invece che su quella delle parole.

¬ęAmerica first¬Ľ, e veniamo al secondo equivoco di questa vicenda, non si traduce alla lettera in ¬ęPrima l'Italia¬Ľ.

Prima dove, come, quando? Un leader solo politico, come è Salvini oggi, le risposte a queste domande le può lasciare nell'aria, un premier no.

Un premier deve invece rispondere puntualmente e dire dove sono i soldi, tanto per fare degli esempi, per sforare i parametri e varare la flat tax.

Prima Salvini esce da questo equivoco di oppositore del suo governo proponendosi ufficialmente come premier e prima l'Italia ripartirà, ammesso che lui sia capace di una simile impresa.

Qualsiasi altra ipotesi è una riedizione della peggior politica, cioè una contraddizione in termini del verbo salviniano.

*www.ilgiornale.it    

tutti pazzi per la Civita

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