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Luigi Di MaioL’assistenza non può essere chiesta al mercato

di Arturo Diaconale*

Nessuno ha ancora capito bene quanto possa costare la realizzazione del salario minimo garantito per legge trasformata dal Movimento Cinque Stelle nel principale cavallo di battaglia di questa fase politica.

C’è chi parla di tre miliardi e duecento milioni di euro, chi di quattro miliardi e c’è anche chi arriva a calcolare che il provvedimento potrebbe riguardare tre milioni di lavoratori e costare addirittura una decina di miliardi di euro.

Come coprire costi di questo tipo che si aggiungono ai ventitré miliardi previsti per evitare l’aumento dell’Iva ed ai miliardi che dovrebbero essere impiegati per il drastico taglio delle tasse chiesto dalla Lega? Il mistero è fitto.

E anche se gli esponenti del Movimento Cinque Stelle si dicono certi che le risorse necessarie verranno fuori dalla lotta all’evasione fiscale, l’interrogativo continua a rimanere senza una risposta certa.

A questa incertezza corrisponde, però, l’assoluta certezza che se non saranno le finanze pubbliche ad assicurare il denaro necessario a finanziare i nove euro all’ora garantiti da una legge dello Stato a quelle categorie che attualmente guadagnano di meno, l’aumento deciso per via legislativa si tradurrà automaticamente in una drastica riduzione dell’occupazione.

Cioè in un danno per tutti quei dipendenti che oggi hanno retribuzioni estremamente basse ma che domani potrebbero ritrovarsi senza alcuna retribuzione a causa dell’impossibilità delle aziende di trovare i tre, i quattro o i dieci miliardi indispensabili per rendere concreta la manovra assistenziale chiesta dal Movimento Cinque Stelle.

L’assistenza, in altri termini, non può essere chiesta al mercato.

Lo Stato può e deve fissare le regole per la contrattazione tra aziende e sindacati sul salario minimo, ma se vuole scavalcare la dialettica tra le associazioni dei datori di lavoro e quelle dei dipendenti e fissare norme dirigiste da sistema corporativo, deve obbligatoriamente finanziare con le proprie risorse l’assistenza.

Per evitare le drammatiche conseguenze sociali in termini di disoccupazione e di lavoro in nero che comporterebbe lo scaricare i costi del provvedimento sulle sole imprese.

Mettere in guardia contro l’ennesima misura assistenzialista chiesta dai grillini non significa schierarsi dalla parte delle aziende contro i lavoratori. Significa l’esatto contrario.

Cioè tutelare le fasce più deboli ribadendo che l’assistenzialismo porta inevitabilmente alla decrescita, purtroppo sempre infelice e drammatica.

*www.opinione.it   

tutti pazzi per la Civita

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