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Matteo Renzi e Beppe GrilloUn coro inverecondo dei media

di Arturo Diaconale*

Era prevedibile che le diverse componenti del Palazzo reagissero alla richiesta di elezioni anticipate entro ottobre di Matteo Salvini.

Ma nessuno avrebbe mai immaginato che questa reazione potesse manifestarsi nelle forme grossolane e ridicole di queste ore convulse.

Con Matteo Renzi che propone un governo di garanzia per avere un anno di tempo necessario per spaccare il Partito Democratico e dare vita ad una formazione politica tutta sua.

Con Beppe Grillo in evidente sindrome di grandezza che lo porta ad “elevarsi” a Papa Leone per fermare i barbari di Matteo Salvini, divenuto ai suoi occhi un novello Attila contro cui invocare la folgore divina in nome del salvataggio disperato di un Movimento Cinque Stelle alla deriva.

E, soprattutto, con il coro inverecondo di quei media che capiscono perfettamente come il voto anticipato potrebbe cancellare il loro vecchio mondo di poteri e privilegi ed intonano ogni forma di litania, da quella sul rischio di aumento dell’Iva a quella sul pericolo dell’esercizio provvisorio, pur di scongiurare la loro personale tragedia.

Si dirà che quando si tratta di salvare la pelle non si può andare troppo per il sottile.

Per cui non ci si deve scandalizzare se il vecchio mangia-grillini Renzi non si scomponga affatto all’idea di andare a braccetto con chi ha fondato le proprie fortune politiche sulla demonizzazione e criminalizzazione della sua persona, della sua famiglia, del suo “giglio magico” e dei suoi clientes.

Così come deve apparire del tutto normale che il Movimento Cinque Stelle di Grillo, Casaleggio, Di Maio, Di Battista e Fico, dopo aver promesso che avrebbe aperto il sistema come una scatoletta di tonno, si chiuda a riccio in difesa dello stesso sistema un tempo tanto deprecato ed odiato.

Siamo su una edizione speciale di “Scherzi a parte”? Niente affatto.

Siamo all’affondamento del Titanic, con l’orchestra che suona lo spartito dell’inciucista Dario Franceschini ed i ballerini che si scambiano posizioni e dame mentre la loro nave affonda e la loro unica prospettiva non è una qualche scialuppa di salvataggio, ma la morte politica per annegamento.

Già. Perché se mai la suonata franceschiniana riuscisse e nascesse un governo destinato a durare per un altro anno, salvare la pelle oggi significherebbe offrire a Salvini di approfittare delle indecenti contraddizioni dei Cinque Stelle e della inevitabile scissione del Partito Democratico per diventare il padrone assoluto e solitario della politica italiana.

Presto o tardi, infatti, si andrĂ  comunque a votare!

*www.opinione.it   

tutti pazzi per la Civita

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