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Matteo SalviniUna nuova maggioranza in Parlamento

di Alessandro Sallusti*

Il voto di ieri sera al Senato sui tempi e modi della gestione della crisi di governo dice chiaramente una cosa: in Parlamento c'è una nuova maggioranza, quella tra Cinque Stelle e Pd.

Vi risparmio i dettagli tecnici, ma il succo politico è chiaro: sta vincendo il partito del non voto e dell'inciucio.

Se questo embrione vedesse la luce - la strada non è breve né semplice - lo sconfitto numero uno sarebbe Matteo Salvini che, evidentemente, avrebbe sbagliato modi e tempi dello strappo con Di Maio.

Tutto in teoria è ancora possibile, ma il mostro sta prendendo forma.

Salvini, formidabile fuori dai giochi di palazzo, non sembra a suo agio nel labirinto della politica politicante e rischia di perdersi, alla faccia dell'enorme consenso popolare di cui ancora gode.

Ieri ha cercato di uscire dall'angolo in cui il sistema lo sta spingendo con una mossa a sorpresa, quella di smontare il tormentone dei Cinque Stelle che recita: «La Lega vuole fare cadere la legislatura per non tagliare i parlamentari come prevede una legge che va in votazione a settembre».

Sono disponibile - ha detto Salvini - ad approvare tale legge al più presto, anche in settimana «ma poi subito elezioni».

Le due cose - taglio dei parlamentari e voto subito - sono inconciliabili per ovvi motivi tecnici (vanno rivisti i collegi elettorali e le regole).

Se Di Maio accettasse la sua proposta la crisi di governo verrebbe inevitabilmente congelata per mesi, quelli necessari a riorganizzare la macchina elettorale.

Ma forse Salvini, fallito il blitz di Ferragosto, ha fatto questa mossa solo perché ora ha bisogno di un po' di tempo per riorganizzare la sua strategia su più fronti, compreso quello delle eventuali alleanze con cui andare al voto.

Nelle votazioni di ieri il centrodestra si è presentato compatto chiedendo di sfiduciare subito il premier Conte e questo non è poco.

Ma sul futuro della coalizione ci sono ancora molti nodi da sciogliere.

La proposta fatta da Salvini di diluire Forza Italia in un listone «Salvini premier» è stata giudicata irricevibile da Silvio Berlusconi e così le trattative tra i due partiti sono tornate in alto mare.

Come si vede ci sono ancora troppi fronti aperti e troppi punti interrogativi per fare previsioni attendibili. Ma soprattutto bisogna aspettare che entri in gioco il Quirinale, fino ad ora convitato di pietra di questa commedia.

*www.ilgiornale.it   

tutti pazzi per la Civita

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