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Roberto SperanzaNella sua regione ospedali in crisi e medici in fuga

di Nino Materi*

La speranza è l'ultima a morire. Ma, quando si è vecchi, morire diventa l'ultima speranza.

Roberto Speranza, il neo ministro della Sanità, vecchio non è (ha 40 anni), anche se Vauro, famoso vignettista de sinistra (lato caro a Speranza), lo ha sempre descritto con un «giovane vecchio».

A Potenza, la città di Speranza, non si parla che di lui, anzi di loro: il ministro Speranza e la ministra dell'Interno, Luciana Lamorgese, 65 anni, anche lei di Potenza: per il capoluogo lucano un filotto epocale, roba che qui non si vedeva dai tempi del padre costituente Emilio Colombo.

«Ma chi glielo doveva dire a Speranza che sarebbe diventato ministro della Salute...», sussurrano, invidiosissimi, i suoi ex compagni del Pd: gli stessi che sono stati scalzati alle ultime amministrative dopo decenni di egemonia in Regione (dove ora siede Vito Bardi del centrodestra) e al Comune di Potenza (dove ora siede il leghista Mario Guarente).

La sanità è il settore che in Basilicata ha dato i maggiori grattacapi (anche di carattere giudiziario) ai vertici regionali del Pd, scalzati dalla stanza dei bottoni per eccesso di scandali.

Un nome per tutti: Pittella. Una dinastia «governativa» di famiglia da cui Speranza è riuscito ad allontanarsi appena in tempo per non farsi travolgere dai detriti del crollo.

Intanto il danno è stato fatto, con conseguenze gravissime: gli ospedali lucani (salvo qualche settore di eccellenza) sono in coda nella classifica nazionale di gradimento, le liste d'attesa sono imbarazzanti per un Paese civile, la qualità dei servizi è inadeguata, mancano medici e infermieri, i lucani tendono a farsi curare fuori regione.

Pare che Speranza voglia «eliminare il superticket sanitario» oltre che «tutelare la sanità pubblica da ingerenze private».

Nel frattempo questa estate in un ospedale di Potenza un reparto di pediatria è stato chiuso per la contemporanea assenza dei medici in ferie.

Un punto a favore di Speranza viene dalla sua fedina penale che, a differenza di quella di tanti suoi ex «onorevoli» compagni di partito (vedi Vito De Filippo e Salvatore Margiotta), è pulita.

Unico rappresentante di Liberi e Uguali nel Conte bis, Speranza non può comunque rinnegare i propri trascorsi, grazie ai quali oggi è diventato una stampella decisiva del Pd governativo griffato Zingaretti.

Il quotidiano La Repubblica ha titolato: «Speranza, un nome giusto per la Sanità», ma poi nell'articolo era costretto ad ammettere come sul neo-ministro «non sono note competenze sanitarie particolari». Insomma, l'uomo giusto al posto giusto.

Ma solo per il nome.

Speriamo bene.

*www.ilgiornale.it   

tutti pazzi per la Civita

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