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Decidono tutto i democratici

di Francesca Angeli*

Il paradosso del M5s: ha più parlamentari di tutti, però deve sempre subire. Prima la linea leghista, ora quella Pd.

Allearsi non fa bene ai Cinquestelle.

Dalla Lega al Pd hanno compiuto un salto in lungo degno di Fiona May ma pur cambiando partner il risultato è lo stesso: i pentastellati vengono oscurati dall'alleato.

Alla fine del film il protagonista risulta un altro, ovvero quello che, almeno in base ai numeri, avrebbe dovuto essere la spalla.

Un esempio? Sul fronte immigrazione il via libera allo sbarco dei migranti dalla Ocean Viking è tutto merito (o colpa a seconda dei punti di vista) del Pd. Così come il blocco degli arrivi era tutto merito o colpa della Lega.

Ed è perfettamente inutile che il ministro degli Esteri nonchè leader del partito più votato alle ultime politiche, Lugi Di Maio si affanni a spiegare che non c'è alcuna «discontinuità» rispetto alle scelte del governo precedente, che, dice Di Maio «come il Conte 2 aveva come obiettivo la redistribuzione».

Il titolare della Farnesina viene smentito un secondo dopo non da un esponente dell'opposizione ma dalla persona seduta nell'ufficio accanto al suo, ovvero il viceministro degli Esteri del Pd, Marina Sereni: accogliere i profughi «è la misura della differenza tra il prima e il dopo Salvini».

La continuità per Di Maio è invece la «fine della propaganda di Salvini sulla pelle di disperati in mare» per il ministro dei Beni Culturali, Dario Franceschini.

E stiamo parlando dello stesso governo. Un commento su Twitter condiviso dal segretario del Pd, Nicola Zingaretti.

Ed è la stessa lettura che dell'avvenimento offre l'ex alleato Matteo Salvini, da un opposto punto di vista.

«Evidentemente la promessa di Conte alla Ue era che l'Italia tornasse il campo profughi d'Europa», attacca l'ex ministro degli Interni che parla di «resa» di fronte al via libera.

Il Capitano non esclude dalle critiche il premier, Giuseppe Conte, che non appena insediato dichiarò che sarebbe stato «l'avvocato del popolo».

«Ora il nuovo governo sinistro riapre le porte: altro che avvocati degli italiani, qui vedo avvocati dei clandestini», commenta su Twitter il leader del Carroccio.

D'altra parte M5s con l'alleanza al Pd ha di fatto accettato (non è dato sapere quanto consapevolmente) il secondo abbraccio mortale per il Movimento dopo quello consumato con la Lega.

Così come era il Capitano del Carroccio a dominare la scena politica pur avendo incassato soltanto il 17 per cento dei voti contro il 33 dei pentastellati.

E ora la storia si ripete.

Il Pd che in Parlamento è arrivato con il 18,72 non ha mai avuto tanti ruoli chiave come in questo momento.

Basta vedere i numeri. M5s con 216 deputati e 107 senatori contro i 111 deputati e 51 senatori del Pd ha il doppio di eletti rispetto ai dem eppure al governo praticamente pareggia: 10 ministri sono grillini e 9 del Pd. Su 42 tra viceministri e sottosegretari 21 sono targati M5S e 18 Pd.

Ma non è soltanto una questione di quantità.

Il Pd ha collezionato le poltrone che contano a cominciare da quella dell'Economia alle quali si aggiungono ruoli chiave come quello della presidenza del Parlamento Europeo ricoperta da David Sassoli e del Commissario agi Affari Economici affidato a Paolo Gentiloni, ex premier.

La partita sui migranti per la Lega però non si chiude con l'ok alla Ocean Viking. Salvini esorta i sindachi leghisti a non accettare l'eventuale ridistribuzione dei profughi nei loro comuni.

*www.ilgiornale.it

tutti pazzi per la Civita

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