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I leghisti disertano i lavori durante il dibattito. Contraria soltanto + Europa

di Pier Francesco Borgia*

Oggi potrebbe iniziare un nuovo ciclo parlamentare. Il voto finale sul taglio dei parlamentari, previsto nel pomeriggio, potrebbe consegnare una nuova maggioranza al Paese.

Una maggioranza ampia che sceglie la riduzione dei parlamentari per rendere più efficiente e meno costosa l'attività legislativa.

Per «ammodernare», come dicono i grillini che hanno portato avanti questa battaglia, l'attività parlamentare e allinearla in questo modo alle altre democrazie europee.

A sentire le dichiarazioni di voto che ieri hanno caratterizzato il dibattito nell'aula di Montecitorio sembra che si possa addirittura raggiungere una maggioranza ampia. Molto ampia.

Forse capace di superare i 2/3 dei membri dell'Aula.

Con il Pd, Leu e il partito di Renzi a sostituire senza un batter di ciglia la gamba leghista nella nuova maggioranza a guida grillina.

E gli stessi leghisti chiamati a mostrare la coerenza delle loro posizioni degli ultimi mesi del governo gialloverde.

Anche Forza Italia si schiera a favore della riforma e ieri Laura Ravetto lo ha ribadito convintamente: «È sempre stata una nostra battaglia».

Semmai, fa notare la deputata azzurra, lascia perplessi il repentino cambio di passo (e di direzione) del Partito democratico che ai tempi del governo Berlusconi aveva frenato ogni tentativo riformista.

Dall'opposizione il sì meno convinto, per paradosso, è proprio quello dei leghisti che ieri anzi hanno preferito restare lontani da Montecitorio al momento del dibattito.

Pieno sostegno alla riforma, invece, ha assicurato Fabio Rampelli, a nome di Fratelli d'Italia.

«Non saremo certo noi - dice - a bloccare questa riforma. Semmai dispiace che resti una riforma mutilata. Ci vorrebbe ben altro. Perché il Paese reale vuole istituzioni snelle e veloci capace di affrontare con efficienza le esigenze dei cittadini».

Il punto cardine della riforma secondo Rampelli dovrebbe essere l'elezione diretta del Capo dello Stato. Grillini a parte, però, tutti gli intervenuti, da Marco Di Vaio (Italia viva) a Andrea Romano (Pd) a Nicola Stumpo (Leu) hanno manifestato preoccupazione circa le garanzie di riforme adeguate che questo taglio dei parlamentari necessariamente deve portarsi dietro.

A partire dalla legge elettorale. Ci sono problemi di rappresentanza, spiegano. Soprattutto perché in alcune regioni verrebbe fuori - è il renziano Di Vaio a sollevare il caso - una soglia di sbarramento molto alta («anche sopra la 15%»).

Decisamente contrari soltanto i parlamentari di + Europa. Riforma demagogica che non semplifica affatto il lavoro della rappresentanza parlamentare.

Stessa posizione dell'azzurro Simone Baldelli che, alla trasmissione Un giorno da pecora, ha detto: «Sarei per rimanere coerente e mantenere la mia posizione, a titolo personale: ho da sempre una forte contrarietà nei confronti di questa proposta che ritengo demagogica, tanto che non l'ho mai votata».

In serata, intanto, si è tenuta alla Camera la riunione di maggioranza per licenziare il documento che impegna tutte le forze che sostengono il governo a mettere in campo una serie di riforme, compresa la legge elettorale, per controbilanciare gli effetti del taglio dei parlamentari.

*www.ilgiornale.it

tutti pazzi per la Civita

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