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E il Pd vota sì dopo averla bocciato tre volte

di Chiara Sarra*

È arrivato con 553 voti a favore il sì definitivo al disegno di legge per il taglio dei parlamentari che riduce a 400 il numero dei deputati (contro i 630 attuali) e a 200 quello dei senatori (ora ne vengono eletti 315)

L'iter della riforma, però, non si conclude oggi: parlamentari, elettori o Regioni possono ancora chiedere un referendum confermativo per stoppare tutto.

Inoltre la maggioranza ha raggiunto un'intesa per avviare entro la fine dell'anno un percorso che porti a una nuova legge elettorale.

Il provvedimento approvato oggi è caro ai 5 Stelle e su di esso si è misurata anche la tenuta del governo: fin dalla nascita della maggioranza, infatti, i grillini hanno sottolineato come il voto di oggi venga considerato la prima prova di fiducia da parte del Partito democratico.

Ma dai dem, fin da subito, è trapelata la volontà di approvare il ddl, nonostante lo abbia bocciato nelle tre votazioni precedenti (due al Senato e una alla Camera).

E il sì è stato annunciato dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio Simona Malpezzi (Pd): "Non è cambiato il testo della legge a cui noi del Pd abbiamo votato no per tre volte, è cambiato il contesto", ha spiegato, "Abbiamo dato un nuovo vestito a questa riforma, che non è più la sforbiciata in sé in chiave populista".

Una giravolta confermata anche da Graziano Delrio: "Pensavamo e pensiamo che il Parlamento non sia un luogo oscuro ma la casa della democrazia", ha sottolineato, "Il nostro no era a difesa di questa istituzione e proprio perché abbiamo ottenuto garanzie a questi principi ora diciamo sì convintamente".

Tra i gruppi favorevoli - oltre ovviamente al M5S nonostante i malumori di alcuni deputati - anche Italia Viva che considera il ddl "una ripartenza" delle riforme avviate da Matteo Renzi e bloccate dal referendum del 4 dicembre 2016.

Ma pure la Lega: "Le tecniche parlamentari sono variegate... il nostro è un voto favorevole senza se e senza ma.

Il governo però deve dimostrare di avere i numeri", ha confermato Massimiliano Romeo, capogruppo della Lega al Senato poco prima che arrivasse il via libera di Matteo Salvini.

Sì anche di Forza Italia e Fratelli d'Italia.

"I nostri voti sono stati decisivi nel corso dell’iter parlamentare e lo rivendichiamo con orgoglio", ha detto la leader Giorgia Meloni.

Ma il centrodestra ora chiede a gran voce una riforma presidenziale e soprattutto la fine della nomina dei senatori a vita.

Critiche anche al Pd per il repentino cambio di opinione. Una mossa che sembra dettata più che altro da un'opportunità politica.

Contrari Maurizio Lupi (Nci) e Lorenzo Cesa (Udc): "Il taglio dei parlamentari non associato ad un cambio di legge elettorale è un atto grave", dicono.

Critiche anche da Francesco Laforgia (Leu) secondo cui parlare di "taglio delle poltrone" quando ci si riferisce alle riforme costituzionali "è per me insostenibile".

*www.ilgiornale.it   

tutti pazzi per la Civita