Pin It

La moderazione non è sinonimo di passività

di Arturo Diaconale*

Per tanti anni ho creduto che avesse ragione Pascal Salin quando diceva che “i liberali non stanno né a destra, né a sinistra ma stanno altrove”.

E ho cercato questo “altrove” con l’ingenua intenzione, attraverso “L’Opinione”, di favorirne l’aggregazione per renderli protagonisti della vita pubblica del Paese.

Ma dopo tanti sforzi inutili e, soprattutto, dopo l’esaurimento del cosiddetto “Partito liberale di massa”, mi sono reso conto che la formula di Salin non è applicabile alla realtà del tempo presente.

I liberali stanno a sinistra, stanno a destra e quelli che si trovano “altrove” vivono fuori del contesto politico del Paese, chiusi in un isolamento sicuramente nobile ma ancor più sicuramente privo di qualsiasi rilevanza politica.

Per questo mi sono convinto che la linea coerente da me impressa a “L’Opinione” in più di vent’anni mi porta inevitabilmente a reagire al tramonto del “Partito liberale di massa” prendendo atto della diaspora liberale e contribuendo agli sforzi di chi cerca di aggregare i liberali che non vogliono morire nella società dominata dalla sinistra delle tasse e dai giustizialisti autoritari delle galere.

I liberali che sono attratti da questa sinistra e sono vittime della sindrome di Stoccolma nei confronti del giustizialismo autoritario vadano dove meglio credono.

Chi non vuole condannarsi alla sterilità politica non ha altra strada che contribuire a costruire una Destra Liberale non sotto forma di mini-partito ma sotto forma di associazione culturale segnata dalla finalità politica di difendere e promuovere i valori della libertà all’interno dell’area politica oggi all’opposizione.

Il convegno fissato per il 18 ottobre all’Hotel Parco dei Principi di Roma su iniziativa di Giuseppe Basini di Destra Liberale, di Alessandro Sacchi dell’Unione Monarchica Italia, di Michele Gelardi di Stato Minimo e da “L’Opinione” da me diretto, segna il primo passo verso questo obiettivo.

Al convegno, a cui hanno assicurato la presenza l’on. Giancarlo Giorgetti, l’on. Riccardo Molinari, l’on. Claudio Durigon, l’on. Francesco Zicchieri e l’on. Cinzia Bonfrisco, partecipano imprenditori, professionisti, giornalisti ed esponenti di qualità di quella società civile che intendono mettere merito e competenza al servizio di una nazione oggi segnata dal dilettantismo e dalla facile demagogia.

Il messaggio che in occasione del Convegno intendo lanciare è semplice.

Occorre dare vita ad una destra liberale in piena sintonia e collaborazione con le altre destre.

Che non abbia come tratto caratteristico quello di una moderazione divenuta sinonimo di passività di una sinistra che non ha più motivazioni oltre quella della rabbiosa nostalgia per il potere frenante.

Ma che sia liberale, liberista e libertaria in maniera intransigente.

Che sia laica, riformista e riformatrice senza remore di sorta. Che non possa non dirsi crocianamente cristiana ma che non abbia timori reverenziali nel criticare la svolta pauperista e terzomondista di una Chiesa che detesta la modernità occidentale e costituisce un ostacolo oggettivo alla speranza di una Europa unita e di una Italia artefice del proprio destino.

Che difenda i valori cristiani della solidarietà e della misericordia ma che non dimentichi l’esistenza nel messaggio di Cristo del perdono e dell’amore.

Che non si appiattisca su un europeismo di maniera politicamente corretto ma si batta con decisione per gli Stati Uniti d’Europa sul modello degli Stati Uniti d’America.

Che sia strenua nemica dello statalismo burocratico che umilia e schiaccia l’individuo riportandolo alla condizione di suddito servitore delle epoche passate.

Che nel rispetto dell’uguaglianza dei diritti e dei punti di partenza difenda ad oltranza le differenze del merito, delle competenze, delle capacità e delle conoscenze.

Che esalti e difenda il lavoro in tutte le sue forme perché è nel lavoro che si fonda gran parte della dignità umana ed è solo grazie ad esso che si può produrre crescita e sviluppo in grado di combattere la povertà, l’emarginazione e la disperazione dei ceti più deboli e svantaggiati.

Che si opponga con la massima determinazione ad ogni forma di assistenzialismo figlio di una visione della società in cui l’unica forma di egualitarismo reale è quello del pauperismo generalizzato.

Che riconosca i pregi ed i difetti della civiltà occidentale ma che, come per la democrazia, non dimentichi mai che nessuna altra civiltà abbia raggiunto il suo livello di libertà e di spiritualità.

Che respinga ogni idea della giustizia come vendetta e si batta per una giustizia giusta al servizio del cittadino e non di una qualche etica giacobina elaborata da settari gonfi di autoritarismo.

Che respinga ogni forma di razzismo e discriminazione ma sia cosciente che l’accoglienza irrealistica ed irresponsabile impedisce la corretta integrazione ed è fonte primaria di razzismo e discriminazione.

Che, con tutte queste caratteristiche, sappia riaccendere negli italiani la speranza di una nuova rinascita, di una grande ripresa, di un futuro radioso per se stessi e per i propri figli!

*www.opinione.it

tutti pazzi per la Civita

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna