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Una delle doti di Matteo Renzi è la furbizia, uno dei suoi limiti è l'eccesso di furbizia

di Alessandro Sallusti*

È come il giocoliere che cammina su un filo teso nel vuoto e la sua probabilità di rimanere in equilibrio è proporzionale al numero dei fessi disposti a credergli.

L'ultima volta è caduto, direi malamente precipitato, e oggi ci riprova con rinnovato vigore, al punto che ieri, dal palco della Leopolda, ha fatto appello al popolo liberale di mollare Forza Italia e confluire nel suo nuovo partito, Italia Viva.

Siccome i fessi abbondano, che qualche deputato o senatore cada nel tranello è sempre possibile, dipende dal prezzo che Renzi è disposto a pagare.

Ma se parliamo del «popolo liberale», cioè degli elettori, mi chiedo perché mai mettersi nelle mani del segretario del primo partito della sinistra europea, oggi ex non per scelta ma solo perché cacciato.

Ma lasciamo perdere per un attimo il passato, parliamo del presente.

Matteo Renzi è quello che poche settimane fa ha riportato il Pd al governo, e salvato il fondoschiena ai giustizialisti dei Cinque Stelle, pur di impedire al «popolo liberale» di andare a votare e vincere le elezioni.

È quello che in queste ore sta mettendo la sua decisiva firma su una legge finanziaria che innalza la pressione fiscale e punisce la classe media, artigiani e commercianti oltre che i pensionati.

Non basta? Questo autocandidato leader dei liberali si appresta a dare il suo consenso a «più manette per gli evasori» e a «meno contante per tutti».

L'elenco delle illiberalità firmate Renzi sarebbe lungo, ci fermiamo qui.

Facile fare il liberale dal palco di un congresso o nei talk show televisivi, urlare «il Pd è il partito delle tasse» e poi in Consiglio dei ministri, e in Parlamento, sottoscrivere le politiche più comuniste viste nella storia repubblicana.

C'è un detto per mettere in guardia dai venditori di fumo che recita: «Prima vedere moneta, poi dare cammello».

Siccome la moneta non c'è, io il mio cammello me lo tengo stretto.

Almeno di non vedere Renzi domani andare in Consiglio dei ministri perché, ma va detto forte e chiaro, «con questi illiberali non si può governare».

Ecco, a quel punto uno un pensierino potrebbe anche farlo.

Se non è così taccia, perché, caro Matteo Renzi, per dirla alla Totò, accà nisciun è fess.

*www.ilgiornale.it

tutti pazzi per la Civita

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