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In 8 anni siamo precipitati in ogni classifica internazionale

di Alfredo Mosca*

Inutile girarci intorno, da quando nel 2011 con un blitz camuffato dallo spread, Silvio Berlusconi fu spinto alle dimissioni, il Paese non solo non ha più trovato una stabilità politica, sociale, economica, ma ha iniziato a scivolare in basso.

Del resto che lo spread a 500 fu creato ad hoc in Europa con l’assenso di qualcuno in Italia, per mettere sotto scacco l’ultimo Governo del Cavaliere, è chiaro.

La prova è tutta nel Governo attuale.

Parliamoci chiaro, se è vero che lo spread sia sostanzialmente la misura della affidabilità del debito, una sorta del rating inventato da Henry Varnum Poor, oggi dovrebbe essere alle stelle, mai come ora infatti L’Italia è in crisi di fiducia, di crescita, di prospettive, di stabilità e l’Ilva lo conferma.

Tanto è vero che confrontando l’Italia dell’ultimo Governo Berlusconi 2008-2011 e quella d’oggi c’è un abisso a favore del Cavaliere, dai fondamentali al debito, dalla stabilità alla crescita, dal clima sociale all’immigrazione, dai rapporti con gli Usa a quelli con la Russia.

Insomma, ogni confronto confermerebbe la stranezza di come sia stato possibile che nel 2011 lo spread sia schizzato a 500, mentre ora sia a 130, eppure se c’è un Paese in fuga, instabile, in crisi di sviluppo e crescita, pervaso dall’insicurezza sociale ed economica è quello d’oggi.

Tanto è vero che da allora, dunque dal Governo Monti al Conte bis, è iniziato un allontanamento progressivo degli investitori, dei giovani in cerca di futuro, dei pensionati attratti da regimi fiscali migliori, delle aziende spinte verso Paesi più accoglienti per la tassazione.

Per non parlare dei grandi gruppi nostrani che dal 2011 hanno deciso di vendere a multinazionali francesi, americane, cinesi, oppure di trasferire la testa dove fiscalmente non c’è la persecuzione, l’ossessione di Equitalia.

Insomma, in 8 anni siamo precipitati in ogni classifica internazionale, è peggiorato il clima interno, sono peggiorati i conti, caduti i consumi e gli investimenti, esplosa la disoccupazione specialmente al sud, bloccate le infrastrutture, incrementata l’immigrazione irregolare o clandestina.

Eppure lo spread è a 130 che dovrebbe testimoniare il contrario esatto, ecco perché quella del 2011 fu una manovra internazionale, per cacciare Berlusconi e costringere l’Italia all’obbedienza verso la Ue.

Ma tanto è vero questo che nel 2011-2012, per completare l’opera verso un’Italia genuflessa agli orizzonti dei cosiddetti poteri forti della finanza, leggasi Soros, giusto per dire, insieme al Cavaliere fu estromesso pure Papa Ratzinger a favore di Bergoglio.

Va da sé infatti che con Ratzinger la politica vaticana nei confronti dell’immigrazione incontrollata, delle braccia aperte, del pericolo della destra, sarebbe stata ben diversa da quella del papa argentino.

Insomma per farla breve in un biennio con un colpo solo furono tolti di mezzo due ostacoli ai programmi sia della Ue franco-tedesca, sia della finanza dei salotti riservati, volendo fare un paragone grossolano ma efficace, potremmo dire una sorta di “Britannia” 2.

Tanto è vero che tornando ad oggi e all’ascesa di governo dei Cinque Stelle, Beppe Grillo per essere accettato ha capovolto la sua posizione sull’Europa, sull’alta finanza, sulla casta e si è rimangiato tutto votando la Von der Leyen, insomma nulla è per caso a partire dal Conte bis.

Ecco perché non ci hanno fatto votare, a favore di una maggioranza innaturale come con la precedente, ma subordinata alla Ue, col risultato che nonostante l’Italia viva una crisi economica totale e una fuga di capitali, di giovani e anziani senza precedenti, lo spread è a 130.

Come se non bastasse, si passerà per buona una finanziaria da collasso fiscale, produttivo, occupazionale, che non ha nulla per lo sviluppo, per il sud, per lo stimolo fiscale all’impresa e la riduzione del debito e della spesa improduttiva, per contrastare la sfiducia sociale.

Sarà il miracolo dei salvatori della patria targati Pci, Pds, Ds, Pd, dei cattocomunisti e dei grillini, di Matteo Renzi e la Laura Boldrini, diremmo guarda caso se non fossimo in grado di non farci prendere per il naso.

*www.opinione.it

tutti pazzi per la Civita

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