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Assalto a Forza Italia. Matteo Renzi, contatti con Debora Bergamini e Ivan Cattaneo

di Fausto Carioti*

Nella politica italiana torna di moda la transumanza.

Le greggi di partenza sono tante, ma i pascoli di destinazione appena tre: la Lega, Fratelli d' Italia e Italia Viva di Matteo Renzi, l'ultima arrivata.

Le sole sigle che crescono.

I partiti di Matteo Salvini e Giorgia Meloni sono in overbooking e in questa fase preferiscono non imbarcare altri, in particolar modo forzisti, per non fare sgarbi a Silvio Berlusconi.

Scrupoli che non appartengono all' ex sindaco di Firenze.

Chi sta a sinistra, o vuole buttarsi da quella parte, non ha altre porte cui bussare, e lui intende raggiungere l'obiettivo che si era dato alla partenza: «Cinquanta parlamentari, trenta consiglieri regionali, cento sindaci entro la fine dell'anno».

Almeno a Roma ce la farà, a costo di svegliare anzitempo le cellule dormienti lasciate tra i democratici. In questa fase preferirebbe comunque pescare altrove, lasciando al 2020 la resa dei conti con Nicola Zingaretti.

I suoi lo dipingono indaffaratissimo e sommerso di richieste. «Matteo in questi giorni parla con tutti», raccontano, confortati dai sondaggi che iniziano a muoversi nel verso giusto: gli istituti Ipsos, Noto ed Swg danno Italia Viva sul 6%.

Pure in parlamento si fanno progressi. Alla Camera il gruppo era nato con 25 deputati, tutti provenienti dal Pd tranne il fiorentino Gabriele Toccafondi, eletto nella lista Civica Popolare.

Da allora si sono aggiunti l'ex pd Giacomo Portas; Catello Vitiello, espulso dai grillini perché massone; e pochi giorni fa Giuseppina Occhionero, proveniente da Leu.

Altri 16 renziani si contano al Senato, dove l'ultimo acquisto è la ex piddina Annamaria Parente.

QUOTA CINQUANTA

Quarantaquattro parlamentari in tutto, il che significa che entro Natale ne sono attesi almeno altri sei.

L'idea di Renzi è andare per "ondate" e la prossima pesca vorrebbe farla nei banchi di Forza Italia.

Gli interlocutori ideali sono gli azzurri che rifiutano l'egemonia di Salvini, ormai accettata da Berlusconi.

Renata Polverini ha fatto da battistrada: si è autosospesa dal partito che l'ha fatta eleggere e ha iniziato a tessere elogi del senatore di Rignano.

Difficilmente, però, farà il salto da sola.

Con lei dovrebbero esserci altri berlusconiani pentiti, e la vicenda della "mozione Segre" ha fatto capire dove sono i mal di pancia più forti.

La viareggina Deborah Bergamini, un tempo vicinissima al Cavaliere, ha detto che quel voto in Senato «è stato un grave errore».

Intanto si è impegnata come co-direttore a rilanciare il Riformista di Piero Sansonetti, quotidiano progressista che conta tra le proprie firme quella di Maria Elena Boschi.

L'ex sindaco di Pavia Alessandro Cattaneo non ha mai nascosto la propria stima per Renzi e ha fatto sapere di essere rimasto «molto deluso» da quell'astensione.

E Mara Carfagna ha commentato che la "sua" Forza Italia non si sarebbe mai comportata così.

Radio Montecitorio dà per probabile il passaggio dei primi due nelle schiere di Iv, assieme alla Polverini.

Quanto alla Carfagna, i contatti tra lei e Renzi sono frequenti, ma Giovanni Toti la vorrebbe con sé e la ex vicepresidente della Camera non ha ancora deciso che strada prendere.

Intanto al Senato è vicino l' arrivo di Gregorio De Falco, ex comandante della capitaneria di porto di Livorno, uscito un anno fa dai Cinque Stelle.

E pure a palazzo Madama un contributo di sangue potrebbe venire da Forza Italia, dove Franco Dal Mas e altri hanno obbedito di malavoglia all' ordine di astenersi sulla commissione Segre e avvertito Berlusconi che «in futuro non è detto che lo faremo».

IN EUROPA

Manovre di palazzo, per ora, alle quali occorre aggiungere l' arrivo dell' eurodeputato ex pd Nicola Danti, ennesimo fiorentino della pattuglia. Ma quando il gioco si farà duro ci vorranno i voti veri e chi lavora per portarli.

L' entrata in squadra di eletti sul territorio come Titta Meucci, Stefano Scaramelli e l'assessore alla Salute Stefania Saccardi, tutti toscani, sono i primi passi in questa direzione.

Confermano pure che il vero problema di Renzi sarà uscire dalla ridotta del Chianti. I suoi avversari, però, lavorano per lui.

*www.liberoquotidiano.it

tutti pazzi per la Civita

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