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Giuseppe ConteGovernare è come andare in bicicletta: per mantenere l'equilibrio occorre pedalare

di Andrea Cangini*

Il Conte 1 per un po' ha pedalato.

√ą partito sfidando il mondo diretto come un sol'uomo verso un burrone, ha corretto la rotta in extremis negoziando la legge di Bilancio con Bruxelles, ha proceduto per un po' a zig zag assecondando ora la propaganda grillina ora quella leghista, si √® fermato sul posto a ridosso delle europee mantenendosi miracolosamente in equilibrio premendo contemporaneamente su freni e pedali, e dopo quattro mesi di sterili sussulti √® fatalmente caduto.

Un brutto spettacolo, certo.

Uno spreco di tempo, un colpo alla credibilità nazionale, un costo scaricato sulla società tra interessi sul debito e stallo dell'economia.

Eppur si mosse. Il Conte 2, invece, è fermo.

√ą fermo dove si trovava quando, due mesi fa, ricevette la fiducia dal Parlamento.

√ą fermo e non accenna a partire.

La bicicletta è appoggiata a un palo davanti Palazzo Chigi, mentre i quattro riluttanti piloti (Conte, Di Maio, Zingaretti e Renzi) se le danno di santa ragione senza che chi assiste riesca a capire il perché.

Perché litigano?

Non per chi debba guidare, dal momento che nessuno sembra avere in testa una rotta precisa.

Litigano per dimostrare ai rispettivi partiti e ai potenziali elettorati che la loro leadership non è appannata come sembra.

Ma di pedalare non se ne parla.

Intanto, però, si è fatta notte. Il buio si è ingoiato la strada, la temperatura è precipitata ed ha pure cominciato a piovere.

Si aggira nell'oscurità lo spettro di una recessione globale, deflagrano senza guida le crisi aziendali, si mettono in fuga vecchi e nuovi investitori cambiando sfacciatamente le carte in tavola (dopo il viadotto Morandi, l'Ilva) si gonfia a dismisura il debito pubblico.

Entro il prossimo giugno sfonderemo quota 2500 miliardi.

Un record negativo spensieratamente accresciuto dai 16 miliardi di deficit previsti in manovra e dall'assenza di tagli alla spesa pubblica.

A rendere farsesca la tragedia, le ipotesi di nuove nazionalizzazioni.

La situazione è preoccupante.

Prima che la ruggine ne blocchi gli ingranaggi sarebbe ragionevole che qualcuno afferrasse la bicicletta e si mettesse a pedalare. Ma in che direzione?

Diceva il vecchio Nenni che nel breve periodo ¬ęsi pu√≤ governare contro qualcosa o contro qualcuno, ma alla lunga bisogna pur governare per qualcosa¬Ľ.

Già, ma per cosa? sembrano domandarsi i quattro sciagurati e riluttanti piloti.

www.ilgiornale.it

tutti pazzi per la Civita

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