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Giuseppe ConteIl futuro della vocazione manifatturiera del Paese si gioca a Taranto e non a Venezia.

di Arturo Diaconale*

Per onestà intellettuale bisogna ammettere che se Giuseppe Conte non fosse andato a Venezia sarebbe stato criticato.

Ma ora che il Presidente del Consiglio ha compiuto la sua passerella a piazza San Marco, è necessario rilevare che la sua visita è servita solamente a creare intralcio e perdita di tempo alle autorità locali impegnate a fronteggiare l’emergenza del maltempo.

Sul piano della visibilità, poi, la passeggiata di Conte tra le calli con una conferenza stampa finale segnata da una frettolosità giustificata dall’esistenza di impegni per verifiche di non precisata natura, non è servita ad aumentare la popolarità del Premier.

Semmai ad instillare nell’opinione pubblica la sensazione che il Presidente del Consiglio o confonda il proprio ruolo con quello di una pop-star nella convinzione che il pubblico non abbia alcuna capacità di distinguere l’uno dall’altro o che voglia usare l’esposizione mediatica per nascondere le difficoltà che incontra nell’affrontare i problemi reali del Paese.

Tutto sommato, quindi, Conte avrebbe fatto meglio se fosse rimasto a Palazzo Chigi.

Per definire al meglio gli interventi straordinari che lo Stato deve attuare per dare una risposta efficace alla emergenza veneziana.

E per dimostrare con i fatti di essere in grado di guidare con autorevolezza e competenza il Governo nella vicenda, altrettanto emergenziale, dell’ex Ilva senza subire passivamente le pressioni, i ricatti e le contraddizioni delle componenti della coalizione governativa in lite fra loro.

Certo, esibirsi nella passerella a Venezia è molto più facile che dipanare la matassa intricata di Taranto.

Ma anche se con il video a piazza San Marco si va sui siti e sulle tv di tutto il mondo, il futuro della vocazione manifatturiera del Paese si gioca dentro e fuori l’acciaieria pugliese.

Ed un Presidente del Consiglio consapevole del proprio ruolo deve obbligatoriamente evitare di imitare le star dello spettacolo ed occuparsi delle questioni concrete.

Nella consapevolezza che Venezia si salva solo se si rilancia la crescita complessiva del Paese.

Perché con la decrescita infelice le città d’arte italiane sono destinate a sgretolarsi per mancata cura e manutenzione.

Per Conte, dunque, meno passerelle e più fatti concreti.

Altrimenti è meglio che si dia alla televisione ed al cinema

*www.opinione.it

tutti pazzi per la Civita

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