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Luigi Di MaioDopo l'infornata alla Farnesina, il leader M5s sistema altri fedelissimi

di Paolo Bracalini*

Dov'è passato Luigi Di Maio si riconosce subito: si lascia dietro una scia di collaboratori.

Oltre all'infornata di amici portati con sé e fatti assumere alla Farnesina (otto persone, 700mila euro di stipendi), ci sono quelli che lavoravano con lui nei precedenti incarichi.

I ministri sono cambiati, ma i fedelissimi di Di Maio sono rimasti al loro posto, riconfermati dai successori di Luigino, probabilmente per non rimuovere persone legate al loro leader politico.

Così di fatto Di Maio guida gli Esteri ma ha i propri uomini fidati in posti di rilievo anche ai vertici del ministero dello Sviluppo Economico e di quello del Lavoro.

Ministro uno e trino.

É soprattutto nel dicastero adesso in mano a Stefano Patuanelli, lo Sviluppo Economico, che i Di Maio boys occupano tuttora la plancia di comando.

Come vicecapo di gabinetto del ministro Patuanelli ritroviamo infatti l'ex vicecapo gabinetto di Di Maio, il già deputato grillino Girgis Sorial, trombato alle elezioni 2018 e subito riciclato come luminare delle crisi aziendali visto che fa il consulente aziendale.

É infatti Sorial che guida i tavoli di lavoro sulle imprese in crisi, circa 160 situazioni aperte e ancora in alto mare, da Whirlpool, Mercatone Uno a Pernigotti fino a Ilva, con in tutto 250mila posti di lavoro che ballano. Tranquilli ci lavora sempre Sorial, per 160mila euro annui.

Il suo capo, Vito Cozzoli, era stato allontanato dal Mise da Calenda e richiamato da Di Maio.

Anche Cozzoli è sempre «Capo di Gabinetto del Ministro».

E sempre nel ministero che fu di Di Maio c'è ancora Assia Montanino, 27enne originaria di Pomigliano d'Arco, chiamata da Luigino come «Segretario particolare del Ministro».

Un salto di carriera fulminante per la giovane laureanda in Economia con esperienza lavorativa pari a zero al di fuori della militanza con il M5s (si candidò anche a Pomigliano nel 2015).

É rimasta al Mise, con la qualifica di «Capo della Segreteria del Ministro dello sviluppo economico».

Per la serie giovani campani alla conquista dei ministeri c'è anche Daniel De Vito, classe 1985, da Avellino, già collaboratore del gruppo M5s alla Camera, con Patuanelli è rimasto «Capo della Segreteria tecnica del Ministro», equiparato ad un dirigente di prima fascia con 149mila euro di stipendio.

Ancora nel giglio vesuviano del Mise c'è un altro amico di Di Maio, Enrico Esposito, originario di Acerra, ex compagno di università di Luigino, da lui chiamato a Roma come capo del legislativo, anche lui equiparato ad un dirigente con 150mila euro di stipendio.

Riconfermato anche un altro uomo di Di Maio, Giorgio Chiesa, curiosamente non di origini campane, che ha mantenuto il ruolo di «Capo Ufficio Stampa del Ministro», 100mila euro l'anno.

Ma anche al ministero del Lavoro ci sono i Di Maio's.

Qui il nome è quello di Luigi Falco, napoletano, ex staff di Luigino quand'era vicepresidente della Camera, poi portato al Lavoro come Capo Ufficio Stampa, lì è rimasto pure con la ministra Nunzia Catalfo (M5s).

*www.ilgiornale.it

tutti pazzi per la Civita

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