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Luigi Di MaioL’accusa è di compiere “fatti e comportamenti lesivi all’economia nazionale”.

di Arturo Diaconale*

A compiere questa denuncia nei confronti dell’ArcelorMittal presso la Procura di Taranto sono stati i commissari straordinari dell’ex Ilva.

Quasi contemporaneamente, la Procura di Milano ha aperto una inchiesta contro ignoti per individuare chi nell’acciaieria tarantina abbia compiuto atti riconducibili alla fattispecie di reato del sabotaggio all’economia nazionale.

Il fondamento giuridico di queste iniziative è tutto da dimostrare.

Così come è da capire sulla base di quale competenza la Procura di Milano abbia deciso di aprire un’inchiesta sull’ex Ilva.

Ma l’obbiettivo reale perseguito dai commissari straordinari e dai magistrati milanesi è fin troppo evidente.

Usare la minaccia giudiziaria per costringere i responsabili di AcelorMittal a non abbandonare l’acciaieria di Taranto ed a sedersi al tavolo della trattativa con il Governo in una condizione di debolezza rispetto al primo incontro infruttuoso avuto con Giuseppe Conte.

Nessuno crede che la discesa in campo della magistratura tarantina e di quella milanese riesca a convincere l’azienda franco-indiana a ritornare sui propri passi.

Ma non ci vuole grande acume nel rilevare che la minaccia di portare il caso dell’ex Ilva sul solo terreno della giustizia penale faccia parte della strategia elaborata dal Movimento Cinque Stelle per aggirare le divergenze esistenti nella maggioranza sulla vicenda ed evitare che il proprio “No” allo scudo penale diventi la causa di una possibile crisi di governo.

La scelta di cercare di trasformare il caso ex Ilva da caso politico a vicenda giudiziaria è funzionale all’azione di Luigi Di Maio, ma rischia di provocare un nuovo e più grave danno al cosiddetto “sistema Italia”.

Se il nostro è il Paese dove scatta il rischio di finire in galera per lesione dell’economia nazionale quando un’azienda deve ridurre produzione ed occupazione per cause economiche (e per quanto riguarda l’ex Ilva anche per la decisione dei magistrati di Taranto di chiudere l’altoforno 1 entro il 13 dicembre), quali e quanti potranno essere gli investitori italiani e stranieri disposti a correre un rischio del genere rimanendo o venendo in Italia?

La morale della faccenda è dunque la solita.

Gli interessi del M5S sono alternativi a quelli del Paese.

Se Conte ed il Partito Democratico non ne prendono atto saranno condannati a pagarne conseguenze pesanti!

*www.opinione.it

tutti pazzi per la Civita

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