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Le contraddizioni dei pentastellati

di Claudio Romiti*

Come ho già avuto modo di argomentare sul tema, non condivido in radice la scelta adottata da Matteo Salvini e Giorgia Meloni, quest’ultima con inverosimili toni apocalittici, di attaccare a testa bassa sulla questione, incomprensibile ai più, del Meccanismo europeo di stabilità.

Ma stando all’opposizione i due leader sovranisti possono ancora permettersi certi lussi propagandistici, per così dire.

Anche se in prospettiva si rischia di offrire alla sterminata platea di soggetti, italiani ed esteri, la pericolosa suggestione di una classe politica che non voglia assumersi fino in fondo la responsabilità di un debito pubblico gigantesco e in continua crescita.

In questo senso resto dell’avviso che, una volta riconquistato il timone dello Stato, pure un centrodestra a trazione sovranista non potrebbe poi indugiare troppo su tali posizioni antieuropeiste, mettendo a repentaglio la nostra principale assicurazione contro il dissesto economico e finanziario costituito dalla moneta unica.

Cosa che, proprio sulla delicata questione del Mes, invece sembrano volersi concedere i sempre più irresponsabili grillini, soci di maggioranza di un Esecutivo tenuto insieme con lo sputo.

Tanto da aver sostanzialmente messo in mora il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, in merito alla questione medesima, attraverso una serie di pretestuose prese di distanza dal provvedimento in discussione le quali, se ce ne fosse ancora bisogno, rendono evidenti le enormi lacune culturali e programmatiche di questi scappati di casa, nell’ambito di una linea politica orientata sin dall’inizio alla pura improvvisazione, con in testa l’unico obiettivo di cavalcare demagogicamente l’onda emotiva del momento.

A tal proposito è sufficiente citare alcuni passaggi di un lungo post pubblicato su Facebook da Luigi Di Maio, oramai solo capetto politico dei pentastellati, per farsene una idea piuttosto esauriente.

Scrive, infatti, questo operatore di bibite al dettaglio prestato alla politica, con il pieno ed esplicito appoggio del suo amico-serpente Alessandro Di Battista: “Il Mes è quel fondo da cui uno Stato può attingere in caso di difficoltà.

E questa sarebbe anche una cosa positiva, se solo nella riforma che si sta discutendo in Europa non ci fossero aspetti che in futuro rischiano di far finire l’Italia sotto ricatto.

È questo che non ci sta bene… il Movimento 5 Stelle continua ad essere ago della bilancia.

Decideremo noi come e se dovrà passare questa riforma del Mes, che è una cosa seria e su cui gli italiani debbono essere informati accuratamente.

Piuttosto che fare bagarre politica e polemiche da stadio parliamo della riforma, e parliamo anche della volontà tedesca di introdurre un indice di rischio per i titoli di Stato, il che vorrebbe dire far accrescere lo spread ed infierire un colpo devastante al nostro sistema bancario.

Le proposte per migliorare questa riforma ci sono.

Ora ci aspettiamo una revisione dei punti critici.

Perché è così che si lavora. Ripeto: siamo al Governo per questo. Per migliorare le cose”.

Ecco, dunque, che casca fragorosamente l’asino nell’ambito di questa lunga ma necessaria citazione.

In primis si parla ripetutamente di fattori di criticità, ma sia all’interno dell’intero messaggio e sia in molti altri ambiti, Giggino e i suoi non sono stati minimamente in grado di spiegarli con argomenti ragionevoli e alla portata di tutti, alimentando ulteriormente il sospetto che trattasi di pura speculazione politica di bassa macelleria basata sul nulla.

Tuttavia è nel passaggio testé riportato, in cui si “accusa” la Germania di voler “introdurre un indice di rischio dei titoli di Stato”, determinando secondo Di Maio un immediato aumento dello spread, che la confusione diventa veramente sovrana.

In realtà il capetto politico dei grillini sta mescolando in un unico discorso il concetto di rischiosità dei titoli di Stato, sui cui decennali si calcola lo spread, e la proposta tedesca, sostenuta dai Paesi del Nord Europa, di istituire una ponderazione sui rischi dei vari titoli di Stato che ogni banca dell’Unione europea detiene.

Proposta discutibile (che secondo alcuni spingerebbe le stesse banche a diversificare i rischi medesimi, ampliando il portafoglio in titoli sovrani) ma che al momento, considerando le piccole modifiche apportate al Mes, perché di questo si tratta, c’entrano poco o in modo comunque indiretto, contribuendo a produrre ulteriore disorientamento presso una opinione pubblica notoriamente poco informata su questi temi.

In sostanza, per chiudere il ragionamento in sintesi, Di Maio e soci intendono unicamente tornare ad essere l’ago della bilancia della politica italiana, costi quel che costi, anche se è proprio la loro interessata, quanto irresponsabile sponda realizzata con l’opposizione sul Mes che sta di nuovo facendo lievitare il succitato spread.

Movimento al rialzo del tutto normale di fronte alle minacce di tenere l’Italia fuori dal Fondo Salva Stati espresse nero su bianco da un non partito che, sebbene sia in rapido declino nel Paese reale, rappresenta di gran lunga la componente più numerosa dell’attuale Governo.

Tutto questo avviene nel massimo imbarazzo di un Partito Democratico che, pur messo letteralmente alle corde dalle continue fughe in avanti dei grillini, non si capisce proprio cosa stia aspettando a staccare la spina.

La logica vorrebbe che, licenziata la Legge di Bilancio, Nicola Zingaretti e i suoi formalizzassero al Capo dello Stato l’impossibilità di proseguire una alleanza di Governo così devastante per loro e, soprattutto, per il Paese.

Non pare che vi possano essere alternative politicamente spendibili a tale opzione.

*www.opinione.it

tutti pazzi per la Civita