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Ecco perché il Mes, meccanismo europeo di stabilità, fa tanto paura all'Italia

di Francesco Curridori*

Il rapporto politico e personale tra Giuseppe Conte e Luigi Di Maio si sta logorando, mentre in questo continuo susseguirsi di dichiarazioni e di accuse reciproche non è ancora chiaro quali siano i contenuti di tale riforma.

Che cos'è il Mes?

Dal punto di vista tecnico, il Mes, meccanismo Europeo di Stabilità, è un ente intergovernativo dell’Unione Europea con sede a Lussemburgo.

A guidarlo c’è il Board of Governors con a capo il presidente dell’Eurogruppo Mario Centeno che coordina il lavoro dei ministri finanziari dell’area euro, i quali, a loro volta, scelgono i membri che faranno parte del Board of Directors.

Klaus Regling è il direttore generale che presiede le riunioni di questo secondo Board, ma opera seguendo le indicazioni del primo Board.

Il Presidente della Bce e il Commissario europeo agli Affari Economici, invece, partecipano come osservatori.

Nasce nel 2012 per fornire aiuti a quei Paesi dell’area euro che rischiano il default così da salvaguardare anche la tenuta finanziaria degli altri Stati membri.

Il Mes ha un ‘tesoretto’ potenziale di ‘700 miliardi di euro: 620 possono essere ottenuti attraverso l’emissione di bond, mentre gli altri 80 provengono da una sorta di ‘colletta’ effettuata tra i vari Stati membri.

I primi tre contribuenti sono Germania (27,1%), Francia (20,3%) e Italia (17,9%) e, finora il nostro Paese ha versato ben 14,3 miliardi.

Finora il Mes ha concesso prestiti a Irlanda, Portogallo, Grecia e Cipro e ha aiutato la Spagna con la ricapitalizzazione indiretta delle banche.

Secondo quanto si legge sul Sole24ore, potrebbe anche acquistare titoli sul mercato, effettuare una ricapitalizzazione diretta e dettare le linee di credito precauzionali, ma tali strumenti non sono ancora stati adoperati.

Per accedere a tali aiuti il Paese economicamente in difficoltà deve firmare un protocollo d’Intesa che viene negoziato con la Commissione Europea, la quale opera a nome del Mes.

In sintesi, l’Unione Europea presta soldi in cambio di determinate riforme fiscali (taglio della spesa pubblica), strutturali (misure a favore della crescita) e finanziarie (eventuale ricapitalizzazione delle banche).

Esistono due linee di credito: la PCCL (Precautionary Conditioned Credit Line) cui possono accedere i Paesi con una situazione economico-finanziaria solida e l’ECCL (Enhanced Conditions Credit Line), dedicata a quei Paesi come l’Italia che hanno un rapporto debito/Pil superiore al 60%.

Altri Paesi che si trovano nella nostra stessa condizione sono la Grecia, il Portogallo, il Belgio, Cipro, l’Irlanda, la Slovenia ma anche la Spagna, la Francia e l’Austria.

*www.ilgiornale.it

tutti pazzi per la Civita

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