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La soluzione per l’economia italiana arriva dal Giappone?

di Federico Giuliani*

Dopo aver scagliato tutte le “frecce” a disposizione della sua faretra per rianimare l’economia del Giappone, Abe Shinzo è pronto a passare alle “armi da fuoco”.

Il piano annunciato dal primo ministro giapponese è chiaro: Tokyo introdurrà ingenti misure per stimolare il Paese, alle prese con gli enormi problemi derivanti sia dalle recenti calamità naturali, quanto dal calo delle esportazioni.

Secondo quanto riportato da Bloomberg, per attuare le misure previste, il governo nipponico è pronto a stanziare un budget dal valore di 216 miliardi di euro, 121 miliardi dei quali saranno destinati al taglio delle tasse.

In altre parole, per limitare i danni di un’imminente recessione globale, il Giappone pensa che non basti supportare le banche centrali, ma che occorra invece sostenere la crescita dello Stato mediante un’iniziativa politica.

Una ricetta da imitare

Laddove i tassi di interesse sono negativi, proprio come in Giappone (ma anche in Europa), la stimolazione monetaria rischia di avere un impatto ridotto.

Ricordiamo che per stimolazione monetaria si intende l’aumento della moneta all’interno di un dato sistema economico.

Una pratica del genere non è più sufficiente, perché quando i tassi sono negativi vuol dire che la cosiddetta circolazione monetaria ha già raggiunto livelli elevati.

Stando alla bozza del programma governativo, il Giappone porterà avanti misure espansive per sostenere la crescita, con l’obiettivo di aumentare il tasso di crescita economica dell’1,4% all’anno.

Resta tuttavia ancora da capire come verranno finanziate tali misure e per quanti anni verranno adottate.

E come si mette con il debito pubblico del Paese?

Nessun problema, perché anche se Tokyo detiene il più alto debito pubblico al mondo, all’orizzonte non ci sono rischi.

Il motivo è semplice: il debito stesso è detenuto quasi solo ed esclusivamente dai cittadini giapponesi e non da soggetti stranieri.

Italia in gabbia

Quanto intende mettere in campo il Giappone – e che per certi versi ha già fatto Trump negli Stati Uniti con buoni risultati – potrebbe fungere da interessante spunto anche per l’Europa, Italia compresa.

Il nostro Paese avrebbe proprio bisogno della medicina adottata da Tokyo: uno stimolo alla crescita in grado, allo stesso tempo, di abbattere le tasse e far ripartire l’economia.

Investimenti pubblici, ad esempio sarebbero richiesti con una certa impellenza nel campo dell’innovazione così come delle infrastrutture.

Uno stimolo enorme all’economia affiancato da uno stimolo alla domanda interna, così da assicurare da eventuali crisi estere: sono queste le due armi che dovrebbe imbracciare l’Italia seguendo l’esempio giapponese.

Tra l’altro, imitare i samurai nipponici ci costerebbe circa 40 miliardi di euro, ovvero una cifra più che dignitosa per far ripartire un’economia congelata da una ventina di anni abbondanti.

Certo, bisogna fare i conti con una differenza non da poco: è vero che il Giappone ha un debito pubblico che si aggira intorno al 240% del Pil – a fronte del 130% italiano – ma è altrettanto vero che, a differenza di Roma, Tokyo può contare su una sovranità monetaria.

Gli interessi di Bruxelles

Ma a limitare l’Italia dall’adottare la ricetta del Giappone, oltre all’euro, sono anche vari trattati che inchiodano il nostro Paese a un destino nefasto.

L’Unione europea marca a uomo il governo italiano ed è pronta a farsi sentire quando Roma prova, anche solo lontanamente, a imboccare la strada della diminuzione del deficit.

Guai a far aumentare il deficit, che deve essere ancorato ai diktat di Bruxelles e non alle esigenze del Paese.

La situazione è alquanto paradossale se pensiamo che l’Ue, attenta a sorvegliare i nostri conti, pretende il pagamento di 110 miliardi di euro per salvare le banche tedesche e francesi nell’ambito della riforma del Mes.

Non potendo spendere un euro senza l’ok di Bruxelles, a uno “Stato senza moneta” non resta che recuperare la somma richiesta dai conti correnti dei cittadini.

Ma questi, per i tecnocrati dell’Ue, sono evidentemente dei dettagli secondari.

*www.ilgiornale.it  

tutti pazzi per la Civita

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