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La maggioranza non ha nulla da temere dalla dissociazione di alcuni senatori del Movimento Cinque Stelle

di Arturo Diaconale*

In Parlamento abbondano i ‚Äúresponsabili volonterosi‚ÄĚ pronti a sostituire le defezioni grilline pur di continuare a sedere sullo scranno dove sono stati sistemati da sciocchi capi-partito ed evitare la crisi e le elezioni anticipate.

Ma a dover temere pi√Ļ di ogni altro √® proprio il Movimento Cinque Stelle, che incomincia a perdere pezzi non da parte di chi non vuole pagare le quote a Rousseau, ma da chi fornisce una spiegazione tutta politica alla scelta di rompere con Luigi Di Maio e compagni.

Può essere che questi dissidenti scissionisti cerchino riparo direttamente nelle file della Lega o che si parcheggino temporaneamente nel gruppo misto in attesa di nuova collocazione.

Ma nel momento in cui usciranno formalmente con una qualche motivazione politica apriranno una crepa nella compagine parlamentare grillina, che avvier√† una valanga destinata a provocare altre e pi√Ļ gravi lacerazioni nella montagna del popolo pentastellato.

Di Maio può anche cercare di fermare il fenomeno accusando Matteo Salvini di aver avviato il mercato delle vacche.

Ma sa bene che le ‚Äúvacche in questione‚ÄĚ non sarebbero state mai disposte a vendersi se il Movimento non fosse vicino all‚Äôimplosione e, conseguentemente, non fosse percorso dal grido inquietante del ‚Äúsi salvi chi pu√≤‚ÄĚ.

Chi ha la possibilità di salvarsi rimanendo fermo nel Movimento perché fa parte del gruppo ristretto che calcola di rientrare in Parlamento anche in caso di forte flessione elettorale, si stringe attorno al capo politico.

Ma chi non ha speranze di sopravvivere politicamente continuando a fare la guardia al bidone bucherellato dei Cinque Stelle incomincia a sganciarsi ed a trovare nuovi punti di riferimento politico.

Siamo di fronte ad una forma di trasformismo moralmente censurabile? Certamente.

Ma è singolare che a denunciare questo trasformismo siano coloro i quali hanno fatto dell’intercambiabilità delle alleanze la loro principale caratteristica identitaria.

Chi di trasformismo colpisce, di trasformismo perisce.

Vero Conte? Vero Di Maio?

*www.opinione.it

tutti pazzi per la Civita

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