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La difesa di Luigi Di Maio sul Mes non regge

di Federico Giuliani*

Anzi, la sua difesa fa acqua da tutte le parti.

Il leader grillino ha provato inutilmente a smorzare le tensioni riguardo la riforma del Fondo salva-Stati pubblicando un lungo post sul blog del Movimento 5 Stelle.

Nonostante l’impegno, quanto scritto dal leader pentastellato non corrisponde minimamente alla realtà. Partiamo dall’inizio e smontiamo punto per punto la versione del ministro.

Innanzitutto, quando Di Maio dice che non è stata votata alcuna autorizzazione “né a firmare il Mes, né a chiudere l’accordo sul Mes”, il ministro degli Esteri dice il vero.

Tuttavia il grillino dimentica di sottolineare (oppure omette volutamente) due particolari: di come la risoluzione parlamentare votata lo scorso mercoledì autorizzi comunque il presidente del Consiglio a proseguire nell’iter della revisione del Meccanismo europeo di stabilità (con tacita approvazione dello stesso M5s) e di come il governo giallorosso abbia chiesto in cambio alcune condizioni che Bruxelles non concederà mai.

Insomma, Di Maio ha nascosto sia la beffa incassata dall’Italia in campo europeo sia il fatto che il Movimento 5 Stelle non ha mosso un dito per stoppare la riforma.

Una ricostruzione inesatta

Dopo un’introduzione poco convincente, il proseguo del commento di Di Maio è per certi versi ancora più paradossale.

Il grillino, dopo aver illuso gli elettori dicendo che “non è stata votata alcuna autorizzazione né a firmare il Mes, né a chiudere l’accordo sul Mes perché altrimenti io mi sarei rifiutato”, ha scaricato la patata bollente sul centrodestra.

“Lo sapete quando è iniziato il negoziato che ha istituito il meccanismo europeo di stabilità che poi ha massacrato la Grecia?” si chiede Di Maio.

La sua risposta è chiara e inequivocabile: “Alla fine del 2010. Chi c’era al governo? Berlusconi, la Lega e la Meloni.

Lo sapete quand’è che è entrato nel nostro ordinamento il Mes? Nel luglio del 2012 e chi c’era in Parlamento che ha votato questa roba? Berlusconi insieme alla Meloni”, prosegue nella sua bizzarra digressione il ministro”.

Pur di non prendersi le proprie responsabilità, Di Maio ha preferito quindi scrivere un’inesattezza puntando il dito contro altri partiti proponendo una ricostruzione della realtà parziale o, peggio, inesatta. Già, perché l’attuale Mes è stato oggetto di negoziato avviato dal governo Berlusconi IV nel 2010, e quindi ratificato da Pd e Pdl nel 2012.

Ma la riforma sul quale oggi si sta discutendo – tra l’altro ratificata da M5s e Pd – è molto peggiorativa rispetto al Mes contrattato a suo tempo dal centrodestra.

L’omissione su Conte

A un certo punto del post, Gigino arriva ad attaccare direttamente Matteo Salvini, sostenendo che la riforma del Mes “è iniziata nel 2018 e le parti più importanti di questa negoziazione hanno visto il nuovo inizio verso la fine del 2018”, ovvero ai tempi del governo gialloverde.

“Se Matteo Salvini era contro il Mes, perché quando abbiamo iniziato la riforma del Mes si è opposto ad andare contro il Mes ma ha avallato il concetto di iniziare una riforma per migliorarlo?”, si chiede ancora un sempre più dubbioso Di Maio.

Vero: la Lega non ha battuto ciglio fino a metà 2019, ma lo scorso giugno, non appena il senatore Bagnai ha letto la bozza del testo di riforma, il Carroccio si è schierato contro la modifica del trattato.

Ma ormai la frittata era già stata fatta, perché il premier Giuseppe Conte aveva di fatto avallato la riforma senza avvisare prima il Parlamento.

E non va dimenticato il duro j’accuse di Enzo Moavero Milanesi, che tutto può dirsi meno che vicino ad ambienti leghisti o sovranisti, il quale da ex ministro degli Esteri e da persona legata al presidente Sergio Mattarella ha voluto ricordare della quasi totale assenza di discussione sul Mes nell’allora governo giallo-verde.

Probabilmente, anziché chiamare in giudizio Salvini, Di Maio avrebbe dovuto citare Conte.

Insomma, per il leader grillino le prove che inchioderebbero il centrodestra – e che al tempo stesso scagionerebbero l’M5s – sono schiaccianti: “Possiamo anche credere che il problema dell’Italia e anche la causa del Mes sia il Movimento 5 Stelle, che non era il Parlamento nel 2010″.

In ogni caso, le parole di Di Maio cadono nel vuoto di fronte all’evidenza, visto che il programma elettorale dei pentastellati prevedeva la netta “liquidazione del Mes”.

*www..ilgiornale.it

tutti pazzi per la Civita

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