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Il premier in Turchia e il ministro in Tunisia non combinano nulla

di Alessandro Sallusti*

Intanto Haftar non firma l'accordo: è ancora guerra in Libia.

C'era una volta un'Italia che si muoveva sullo scacchiere internazionale da protagonista ascoltata e rispettata.

Nel maggio 2002, nella base militare di Pratica di Mare, Silvio Berlusconi, dopo un lungo lavoro diplomatico e di convincimento personale, mette allo stesso tavolo i capi di Stato e di governo dei diciotto Paesi aderenti alla Nato (tra i quali il presidente americano Bush junior) e il leader russo Vladimir Putin: è l'accordo che segna la fine di cinquant'anni di guerra fredda tra Est e Ovest del mondo e la fotografia che lo consegna alla storia immortala una stretta di mano a tre tra Putin, Bush e Berlusconi.

Lo stesso anno, sempre su iniziativa personale di Berlusconi, il premier turco Erdogan mette per la prima volta piede nel cuore del governo europeo, partecipando come ospite ai lavori del G8 che si tenne all'Aquila.

In quell'occasione non si parlò di crisi libica perché tre anni prima, nel 2006, Berlusconi aveva stabilizzato definitivamente i rapporti tra Libia ed Europa (via Italia) con un maxi accordo commerciale ed economico firmato in pompa magna a Roma dal colonnello Gheddafi che in cambio si era impegnato a mettere sotto controllo i flussi migratori.

E c'è un importante ruolo di Berlusconi paciere ascoltato pure nella crisi tra Russia e Georgia che nel 2008 minacciava di infiammare mezzo mondo.

Il nostro premier, in quegli anni, si muoveva a tutto campo: nel 2010 è il primo presidente del Consiglio italiano a parlare alla Knesset, il Parlamento israeliano, e quattro anni prima aveva avuto lo stesso tributo dagli americani che lo ascoltarono a camere congiunte, onore riservato solo ai grandi leader (Alcide De Gasperi, Bettino Craxi e Giulio Andreotti).

Questa era l'Italia ai tempi di Berlusconi premier.

Oggi siamo diventati una agenzia viaggi.

Conte e Di Maio turisti per caso vanno su e gi√Ļ per l'Europa e il Nord Africa a consumare il cherosene degli aerei di Stato (che a Greta solo a vederli le viene l'ittero) e con appresso le telecamere Rai a stringere mani per fare credere agli italiani distratti di contare qualcosa.

In realtà, nella migliore delle ipotesi ratificano accordi decisi da altri, come quello in corso di stesura sulla Libia sotto dettatura di Putin ed Erdogan che precede la conferenza di pace che non si terrà a Roma bensì a Berlino sotto la regia della Merkel.

Siamo diventati la Cenerentola dell'Europa ma all'orizzonte non c'è alcun principe azzurro disposto a riappaiare la scarpina persa l'ultima volta che ballammo a una festa importante.

Correva l'anno 2011, ultimo dell'era Berlusconi primo della democrazia sospesa.

*www.ilgiornale.it

tutti pazzi per la Civita

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