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Come nel 1994 la sfida è impedire al Paese una deriva giustizialista

di Silvio Berlusconi*

Sono passati esattamente 26 anni dal giorno in cui nel 1994 mi sono rivolto per la prima volta agli italiani, chiedendo ai miei concittadini di scendere in campo con me, in un momento drammatico della storia del nostro Paese.

Sentivo allora dentro di me forte il dovere di reagire ad una tendenza molto pericolosa e all' apparenza inarrestabile.

Dopo l'eliminazione per via giudiziaria dei partiti democratici appariva scontata in quel momento storico la presa del potere da parte degli ex comunisti, che erano «ex» solo di nome ma non avevano cambiato né volti né metodi.

Riuscimmo quasi miracolosamente a fermarli, anche se purtroppo non a ridurre la loro pesante influenza sulle istituzioni, sulla cultura, sul sistema giudiziario, sul mondo dell'informazione.

Ma il nostro scopo non era soltanto questo. Ci battemmo contro il pericolo di una deriva post-comunista del nostro Paese, ma la nostra non era soltanto una battaglia difensiva, di retroguardia, in negativo.

Il nostro obbiettivo era soprattutto quello di affermare quelle idee e quei valori che sentivamo profondamente nostri e che non avevano più rappresentanza in politica, le idee e i valori della tradizione liberale, cristiana, garantista.

Forza Italia nacque dunque per raccogliere l'eredità delle grandi correnti di pensiero sulle quali si fonda la civiltà europea e occidentale, che non avevano più rappresentanza politica nel nostro Paese: il cristianesimo, il liberalismo, la cultura dei diritti e delle garanzie.

Noi crediamo da sempre che la libertà e la dignità siano diritti naturali di tutti gli esseri umani, donati da Dio per chi è credente, insiti nella condizione umana per ogni persona.

Per noi le organizzazioni statali avevano ed hanno come unica funzione la legittima difesa di tali diritti di libertà contro ogni pericolo esterno o interno.

Questa è la sola ragion d' essere dello Stato liberale. L' individuo per noi è sempre al centro, viene prima di tutto.

La sinistra, qualunque tipo di sinistra, ma anche un certo tipo di destra illiberale, al contrario, mette al centro di tutto lo Stato.

Per loro è lo Stato il proprietario dei diritti di ognuno, li concede ma, se lo ritiene opportuno, può revocarli o limitarli in nome di un presunto interesse superiore.

Naturalmente, lo Stato non è una entità astratta, è fatto dalle persone che lo governano.

Nello Stato liberale queste persone svolgono un servizio, nei modelli statalisti e collettivisti esercitano un potere.

Il nostro è il modello di civiltà nato per usare la bellissima definizione di Papa Benedetto XVI - dall'incontro tra Gerusalemme, Atene e Roma, fra l'ideale di libertà e di democrazia sviluppatosi nella polis greca, il sistema del diritto elaborato e codificato dai romani e il concetto di uguale e assoluta dignità di ogni creatura umana che dobbiamo al pensiero giudaico-cristiano.

Da questo modello deriva la primazia della persona sullo Stato.

Questa visione è stata messa profondamente in pericolo dalle grandi ideologie totalitarie moderne, prime fra tutte il Nazismo e il Comunismo, che hanno funestato il XX secolo e posto in discussione l' idea stessa di civiltà occidentale.

Tuttavia queste idee stataliste e totalitarie sono state sconfitte, in Italia, in Europa, in Occidente.

Le forze politiche che hanno guidato la ricostruzione del nostro Paese nel dopoguerra, in un modo considerato da alcuni addirittura miracoloso, si basavano sui principi liberali, sui valori cristiani, sul garantismo.

Crearono un modello di stato e di società che sia pure non senza contraddizioni si ispirava a questi criteri.

Questo ci ha assicurato mezzo secolo di libertà e di benessere.

Una volta distrutti da Tangentopoli i partiti democratici che erano stati protagonisti di quella stagione, siamo rimasti solo noi a rappresentare in Italia quei valori e quelle culture politiche.

Abbiamo realizzato nei nostri programmi una sintesi coerente di valori cristiani, principi liberali, economia di mercato, garantismo. Siamo gli unici ad averlo fatto.

Questa visione dell'uomo e della società è naturalmente incompatibile con la sinistra, anche la più moderata che intende lo Stato come superiore ai cittadini, che considera i cittadini dei sudditi a cui lo Stato può imporre tutto, dall'oppressione fiscale, all'oppressione giudiziaria, all' oppressione burocratica.

Uno Stato che non deve essere necessariamente amico dei cittadini ma che può essere anzi loro ostile. Ed anche i nostri alleati di destra in questo sono molto diversi da noi.

Abbiamo un buon programma comune da realizzare con i nostri alleati per far ripartire l'Italia, ma i nostri valori, che sono poi quelli del Partito Popolare Europeo e dei partiti di centrodestra in tutto l'Occidente democratico, in Italia sono rappresentati solo da noi.

Solo noi nel panorama politico italiano siamo i continuatori e i garanti delle tradizioni liberale, democratica, cristiana, garantista, europeista, atlantista. Solo noi siamo gli eredi e i testimoni dell' Occidente e dei suoi principi.

Per questo Forza Italia è indispensabile, ed ha un grande futuro davanti a sé. Perché su questi valori, su questi principi, su questo metodo, sul primato dell'uomo nei confronti dello Stato si basa la sola risposta possibile alle grandi sfide della modernità.

Ventisei anni dopo, Forza Italia è ancora più necessaria di allora.

*www.ilgiornale.it

tutti pazzi per la Civita

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