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Hanno vinto le Sardine ed hanno perso i grillini

di Arturo Diaconale*

Se questo è il risultato complessivo delle elezioni regionali se ne deduce automaticamente che le conseguenze del voto non potranno non incidere sul Partito Democratico, sul Movimento Cinque Stelle e sull’intero governo fondato sull’alleanza tra queste due forze politiche.

Nicola Zingaretti ha esultato per la vittoria di Stefano Bonaccini in Emilia-Romagna e non poteva fare altrimenti.

Ma il risultato positivo non è figlio dell’impegno massiccio e diretto del Partito Democratico, ma del suo esatto contrario.

Il Pd si è nascosto dietro il governatore uscente nella consapevolezza che il suo simbolo non è più trainante e sarebbe stato un peso insopportabile per il candidato della sinistra.

Naturalmente nessuno nega che l’apparato del tradizionale riformismo emiliano si è messo al servizio di Bonaccini.

Ma il ruolo dell’apparato è stato quello della sussistenza.

Perché le truppe che hanno combattuto in prima persona la battaglia sono state quelle delle Sardine, che hanno riempito le piazze non solo all’insegna della contestazione personale nei confronti di Matteo Salvini, ma anche e soprattutto per innervare di nuova energia un Pd considerato spompato e bisognoso di un ossigeno tratto dall’archivio della sinistra più radicale.

Per il Partito Democratico, quindi, non si prospettano tempi tranquilli.

Il risultato elettorale lo spinge a rincorrere la versione sardinista della sinistra radicale.

E non è difficile immaginare come le conseguenze di una simile rincorsa provocheranno tensioni e nuove fratture con le componenti più riformiste.

Alle agitazioni del Pd si affiancheranno quelle ancora più pesanti e drammatiche del Movimento Cinque Stelle, cioè del maggior partito della coalizione del governo nazionale di fatto evaporato come neve al sole nelle elezioni regionali.

Può essere che le fibrillazioni della sinistra e dei grillini non saranno in grado di far saltare l’esecutivo di Giuseppe Conte.

Ma la strada già difficile del Presidente del Consiglio ora diventerà un vero e proprio calvario.

Purtroppo non solo per “Giuseppi”, ma per l’intero Paese.

*www.opinione.it

tutti pazzi per la Civita

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