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Paese senza «lavoratori non qualificati» non può stare in piedi a lungo

di Alessandro Sallusti*

Finalmente si comincia a capire qualche cosa della Brexit, cioè cosa vuole dire uscire dalla Comunità europea.

La prima certezza è che - essendo chiuse le frontiere per gli stranieri non qualificati e prevista l'espulsione per quelli che lì si trovano - i ragazzi inglesi dovranno tornare a fare i camerieri invece che, come accade oggi, sedersi ai tavoli dei ristoranti ed essere serviti dai loro coetanei italiani in cerca di avventura.

C'è da sperare che tra i giovani sudditi di Sua maestà ci siano volontari a sufficienza, altrimenti l'alternativa sarà chiudere i pub e affidarsi alle macchinette automatiche di bevande e pasti freddi, che però qualche lavoratore «non qualificato» dovrà alimentare e quindi si torna al punto di partenza: i ragazzi inglesi dovranno o servire il caffè o riempire i distributori di caffè. Di qui non si scappa.

A pensarci bene non è un dramma.

Io da ragazzo, prima di fare il giornalista, per mantenermi ho fatto tanti lavoretti «non qualificati», sia pure sul patrio suolo: benzinaio, fattorino, mozzo sui battelli del lago di Como.

Per questo non sono morto, anzi ho imparato a lavorare, cosa che poi mi è tornata molto utile nella professione definitiva.

Per certi versi i «lavori non qualificati» andrebbero resi obbligatori anche in Italia ai ragazzi italiani, più o meno studenti, sbaraccando le assurde norme che irrigidiscono il mercato del lavoro occasionale.

Anche se per onestà, il problema non è soltanto legislativo: per molti giovani e per le loro mamme italiane fare il cameriere a Londra è motivo di orgoglio («mio figlio si mantiene a Londra»), farlo a Roma o Milano - per qualche mistero - è cosa socialmente imbarazzante, dequalificante e quindi da evitare, meglio il reddito di cittadinanza e lasciare che al bancone ci stia l'immigrato.

Ecco, uscire dall'Europa e chiudere le frontiere potrebbe servire proprio a questo (temo solo questo): fare capire ai nostri ragazzi, e ai loro genitori, che fare l'ingegnere è meglio che il muratore, il medico che il badante, ma che se uno per qualsiasi motivo non raggiunge l'obiettivo non è che può farsi mantenere a vita dallo Stato o dalla famiglia e quindi gli tocca servire a tavola o imboccare gli anziani in attesa di tempi migliori.

Morale: tutti quei giovani e non solo che invocano l'Italexit almeno si preparino a lavorare, perché un Paese senza «lavoratori non qualificati» non può stare in piedi a lungo.

Decidano loro se lo scambio è conveniente.

*www.ilgiornale.it

tutti pazzi per la Civita

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