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Pietro Senaldi"Governo morto che parla", la sua assenza sospetta

di Pietro Senaldi*

Il governo non fa nulla, in compenso parla molto.

Siamo sommersi dalle parole di chi dovrebbe amministrarci, come sempre capita quando la sinistra è al potere.

I più ridicoli sono i grillini. Calati a Roma per abbattere la Casta, si sono ambientati come un bimbo al Luna Park e hanno preso ormai irrimediabilmente il vizio capitale della città, la chiacchiera di palazzo che non porta a nulla ma serve a dare l'impressione di lavorare nel mentre che non si fa nulla.

L'esecutivo è un morto che parla e il campione delle preci funebri è Conte, che d' altronde non può fare molto altro, avendo il potere di un portavoce.

Non è una malignità, lo sostiene egli stesso, quando per esempio afferma che non c' entra nulla con i profughi della Gregoretti per i quali ha mandato a processo il suo ex vice, Salvini.

Il premier arcobaleno, giallo, rosso e verde, giura di «essere molto concentrato sulle esigenze del Paese» e di attendere il faccia a faccia con Renzi, fissato per la settimana prossima, per poi «fare delle comunicazioni in Parlamento».

Alla buon'ora. Il premier era partito per le vacanze di Natale annunciando che dal 7 gennaio l'esecutivo avrebbe fatto sul serio.

Poi, di settimana in settimana, si è passati da verifiche slittate a vertici fantasma a rimpatriate notturne senza muovere un passo.

E già si parla di lanciare la fase due dell'esecutivo dopo le vacanze di Pasqua, che per gli italiani che non vanno più a scuola ma non sono in Parlamento durano tre giorni, massimo quattro.

Insomma, non sono una data spartiacque.

Ma Giuseppe pare vivere su un altro pianeta e assicura che «malgrado i titoli dei giornali, che comunque non mi appassionano, parlino di uno scontro nella maggioranza, il governo in questi giorni è sempre stato operoso».

Vorremmo rassicurare Conte: non facciamo i giornali per appassionarlo, anche se ci piacerebbe che il suo esecutivo la smettesse di disgustarci e ci desse ogni tanto qualcosa di buono da scrivere.

Il professore di Volturara Appula parla per darsi forza, ma talvolta cade in contraddizione e ottiene l'effetto opposto.

Come quando ha dichiarato che «l'Italia non può perdere tempo perché, visti i numeri economici, deve lanciare una cura da cavallo se vuole crescere».

Potremmo essere anche d'accordo, ma forse il traballante premier non si è reso conto che le sue parole suonano come uno spot per il governo di emergenza nazionale che Renzi invoca per farlo fuori e un requiem per il suo.

Bell' eloquio e poi? A proposito dell'ex enfant prodige fiorentino, bisogna riconoscere che parla bene.

Però, se agisce all' incontrario rispetto a quanto dichiara il suo bell' eloquio finisce per ritorcerglisi contro. Annuncia la sfiducia al ministro Bonafede, ma tra due mesi, quando si sarà chiusa la finestra elettorale.

Nel frattempo, si nomina crociato del diritto contro la barbarie giustizialista ma vota la fiducia al governo su una legge sulle intercettazioni che consente ai pm di registrarti perfino quando parli da solo al cesso.

Per non sembrare troppo contraddittorio però marca visita e non si presenta al Senato, lasciando che a sporcarsi le mani siano i suoi opliti.

Assenza davvero curiosa, quella del rottamatore, che solo pochi istanti prima era a Palazzo Madama per tenere una conferenza stampa.

Per comunicare che cosa? Esattamente quello che aveva detto meno di dodici ore prima nel salotto di Vespa, a Porta a Porta: «Il governo non mi piace ma non rompo».

O meglio, rompo solo le scatole, per cercare un compromesso, ma non mi sogno di farlo cadere prima di essere sicuro che il siluramento di Conte non porti dritti al voto.

E poi ancora un rilancio sull' elezione diretta del premier, per dare stabilità al Paese. Idea buona, tuttavia non proponibile in una situazione in cui il governo non riesce a mettersi d'accordo neppure sull' orario per prendere un caffè. Al Carnevale del bla-bla partecipa Zingaretti, maschera tragica del Pd.

Il segretario dem è alle prese con un partito diviso: lui e quelli di sinistra vogliono il voto, Franceschini e gli ex margheriti vogliono tirarla in lungo.

Fortuna per il fratello di Montalbano che c' è Renzi, così può prendersela con lui e sorvolare sui guai che ha in casa.

«Matteo chiacchiera, io faccio politica» dice il presidente del Lazio che in Regione, dove potrebbe mostrare quanto vale, non fa nulla.

Il segretario accusa il fondatore di Italia Viva di produrre un fastidioso e incessante ronzio che impedisce al governo di lavorare.

Scusa debole, ma migliore di quella trovata dal piddino Gualtieri, ministro dell'Economia, e da quell' altro genio dei conti che abbiamo spedito in Europa come commissario al nulla, Gentiloni, i quali hanno già dato la colpa al coronavirus del rallentamento dell'economia.

Curioso, secondo i nostri statisti il morbo cinese stecchisce più gli affari italici degli infetti dell'Estremo Oriente.

Per non farsi mancare nulla, ieri Zingaretti ha lanciato la nuova segreteria del partito, a occhio e croce la ventesima dai tempi dei ds a oggi.

E meno male che i grillini hanno cambiato leader. Crimi è così irrilevante che almeno i notiziari ci risparmiano il suo pensiero. Che, in sintesi, è questo: «Renzi non faccia ricatti e, se ha qualcosa da proporre, ce lo dica al tavolo - nell' orecchio? - e non in tv».

Imperdibile ragionamento, anche se sulla notizia, a differenza degli sproloqui del suo predecessore, Di Maio, che nelle stesse ore si sforzava di far credere agli italiani di essere a un passo dal risolvere la crisi libica. Seguire le dichiarazioni dei nostri governanti è come partecipare a una seduta spiritica.

Anime trapassate e al limbo che, in attesa di precipitare all' inferno, dispensano buoni consigli non accontentandosi di dare cattivi esempi.

Peggio delle comari cantate da De André.

*www.liberoquotidiano.it

tutti pazzi per la Civita