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Può essere che il tempo delle favole arrivi tra una ventina d’anni

di Arturo Diaconale*

Può essere che il tempo delle favole arrivi tra una ventina d’anni.

Ma raccontare oggi quello che una nonna del 2040 potrebbe spiegare ai propri nipoti per informarli di come ai tempi della propria giovinezza l’Italia aveva saputo trasformare in un grande vento di salvezza e di crescita la tragedia della pandemia di coronavirus, rischia di essere una sorta di fuga dalla realtà.

Questa favola ha una grande diffusione sui social e si conclude con il classico “e tutti vissero felici e contenti” dopo aver raccontato che per superare l’emergenza del virus il nostro Paese avrebbe scelto di fare da solo senza l’aiuto dell’Europa del Nord emettendo un prestito da cento miliardi sottoscritto dai sacrifici dei soli italiani ed incaricando Mario Draghi di gestire questi fondi per la ripresa e gettare in poco tempo le basi per una ricostruzione che sarebbe stata più rapida e più miracolosa di quella successiva alla Seconda guerra mondiale.

La favoletta è ottimistica e consolatoria.

Ma anche se la speranza generale è che rappresenti l’anticipazione di una realtà futura niente affatto lontana, non tiene conto di alcuni dati oggettivi e rischia di ingenerare nell’opinione pubblica frequentatrice della rete la convinzione sbagliata che il miracolo della ripresa ci sarà comunque grazie allo stellone che secondo alcuni protegge da sempre l’Italia e grazie alla doppia scelta di infischiarsene dell’Europa e di puntare sulle capacità e sull’autorevolezza di Draghi per trasformare rapidamente la grande tragedia in una enorme e positiva opportunità.

I dati oggettivi di cui la favoletta non tiene conto sono sostanzialmente due.

Il primo è l’illusione che il nostro Paese possa produrre da solo un proprio Piano Marshall in contrapposizione con l’Europa del Nord senza elaborare quella visione strategica che era alla base del piano di aiuti Usa e che definiva il ruolo dell’Italia e dell’Europa occidentale in un sistema politico e di valori (l’Alleanza Atlantica ed Occidentale) che aveva il compito di rappresentare una alternativa ed un baluardo ad un sistema esattamente opposto e teso a prevalere anche con la forza a quello concorrente.

La differenza tra l’Italia di oggi e quella del secondo dopoguerra è che nel tempo presente manca totalmente una qualche visione e una qualche idea della collocazione presente e futura del nostro Paese nel quadro internazionale.

Il governo giallo-rosso non sa dove collocarsi tra la Russia e l’Europa del Nord, tra la Cina e la Gran Bretagna, accetta gli aiuti di Donald Trump insieme a quelli di Cuba e non nasconde che all’ungherese Viktor Orbán, il quale si fa votare i pieni poteri antipandemia in Parlamento, preferisce il dittatore terzomondista Nicolás Maduro e tutti i regimi totalitari schierati sul fronte antioccidentale.

Un Piano Marshall italiano privo di qualsiasi visione è la prima sciocchezza della favola.

A cui si aggiunge la seconda secondo cui Draghi potrebbe essere una sorta di novello Alcide De Gasperi e Luigi Einaudi messi insieme capace di trasformarsi in Mago Merlino ed imporsi con qualche colpo di magia a Giuseppe Conte, al Pd ed M5S decisi a sfruttare al massimo l’emergenza del coronavirus per rimanere al governo fino alla scadenza naturale della legislatura e dopo aver eletto un Presidente della Repubblica disposto a sostenere le loro pretesa di sopravvivenza.

Chi vuole aggrapparsi alla favola per non cedere allo sconforto, dunque, lo faccia pure.

Ma sappia fin da ora che il finale non è quello classico ma la sua variazione in negativo: “E vissero tutti infelici e scontenti!”.

*www.opinione.it

tutti pazzi per la Civita

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