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Non illudiamoci

di Alessandro Sallusti*

Li hanno beccati con le mani nella marmellata e provano a fare retromarcia per salvare almeno la faccia.

Scoperto, grazie alle intercettazioni, l'inciucio tra politica e magistratura per fare fuori per via giudiziaria Matteo Salvini, la maggioranza si è inventata un modo per negare l'autorizzazione a processare il leader leghista per il caso Open Arms, la nave carica di immigrati alla quale l'allora ministro dell'Interno aveva negato l'attracco.

La decisione, presa dalla giunta del Senato, dovrà ora essere confermata dall'Aula nelle prossime settimane, ma tutto lascia intendere che questa volta Salvini non finirà (ingiustamente) alla sbarra.

Il piano dei suoi nemici però resta in piedi, dato che il Senato, prima che l'intrigo delle toghe fosse svelato, aveva già autorizzato un analogo processo per il precedente caso della nave Diciotti (che si svolgerà a ottobre).

Il fatto che ieri in commissione i senatori della sinistra abbiano comunque votato «sì» al processo (sapendo che non sarebbero stati maggioranza) dice quanto profondo e diffuso sia il cancro della giustizia politicizzata e della politica giustizialista.

Neppure davanti alla realtà dei fatti - un importante magistrato che ammette «Salvini non ha commesso reati ma dobbiamo colpirlo» scatta un sussulto di onestà e dignità: non una parola di biasimo per gli amici magistrati che hanno tentato non solo di inguaiare un innocente, ma addirittura di prendere per i fondelli il Senato della Repubblica.

*www.ilgiornale.it

tutti pazzi per la Civita

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