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Marco TravaglioRoba da non crederci se non fosse scritto nero su bianco

di Alessandro Sallusti*

Roba da non crederci se non fosse scritto nero su bianco. Giuro che l'ho riletto due volte e ancora adesso non me ne capacito.

Ha scritto ieri sul suo giornale Marco Travaglio, ex portavoce dei giustizialisti più incalliti, quelli che per intenderci sostengono che Piercamillo Davigo fa bene a scrivere che «l'errore italiano è quello di aspettare le sentenze» perché se uno è colpevole lo si vede a occhio e l'occhio dei pm è sostanzialmente infallibile: «In oltre trent'anni di indagini e processi ne abbiamo viste tante ma questa ci mancava: un pm che appena avviata una inchiesta emette già una sentenza per giunta sballata e per giunta in tv».

Ve lo assicuro, questa cosa non l'ho scritta io (che lo denuncio da sempre) né lo ha detto Silvio Berlusconi (che lo sostiene da sempre).

Almeno che non ci sia un refuso sulla firma Marco Travaglio è passato da questa parte, quella che sostiene che la parola e i teoremi dei magistrati valgono zero fino a sentenza definitiva (a volte anche oltre) e comunque non fanno testo se pronunciate fuori da una aula giudiziaria.

Attenzione a festeggiare, ovviamente c'è il trucco.

L'uomo che per anni ha condannato (mediaticamente) chiunque gli sia passato attorno, che ha inneggiato alle conferenze stampa dei magistrati e sentenziato seguendo il battito di ciglio di qualsiasi toga si è inalberato, non in quanto rinsavito, ma perché una pm di Bergamo, Maria Cristina Rota, ha osato dire che a quanto risulta la strage sanitaria nel Bergamasco non è colpa di Fontana e della Lombardia, ma di Conte e del suo governo che avrebbero dovuto decretare la zona rossa in tempo utile.

Un magistrato si permette di parlare (malino) di Conte?

Apriti cielo, a quel paese Davigo e il giustizialismo, da buon cane da guardia che azzanna non il potente ma chi osa avvicinarsi al suo potente protetto di turno ecco che parte l'assalto contro il pm, con una partigianeria e violenza che in confronto Emilio Fede nel difendere Berlusconi era un moderato agnellino.

A differenza del grande Emilio, Travaglio non dirà mai «che figura di m...» ma così vanno le cose. E gli dirò di più.

Nella sua personale battaglia a difendere l'amico Conte ci avrà al suo fianco. Siamo convinti che le decisioni politiche, almeno che palesemente truffaldine e illegali, non debbano mai essere giudicate dai magistrati ma solo dagli elettori. Questo vale per Conte ma anche per Fontana, Salvini e chiunque altro.

Immagino sia tutto fiato sprecato, ma mai come oggi siamo felici e orgogliosi di avere il fiato giusto.

*www.ilgiornale.it

tutti pazzi per la Civita

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