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Sul Mes è tutti contro tutti

di Gian Maria De Francesco*

L'appello degli imprenditori divide la maggioranza. Gentiloni: "Conviene". E Confindustria vuole la Tav.

La prima a uscire allo scoperto è stata Confindustria Piemonte.

Il presidente Fabio Ravanelli ha scritto una lettera a ministro delle Infrastrutture, Paola De Micheli, dichiarando «piena disponibilità a mobilitarsi per contribuire ad una significativa accelerazione dei lavori per la tratta ferroviaria Torino-Lione» e sottolineando che «si impone più che mai come un investimento necessario e ove possibile si chiede di accelerare al servizio di quella transizione ecologica, oggi al centro del programma europeo».

È una delle due priorità sollevata dall'appello inviato da Confindustria e altre 8 sigle al presidente del Consiglio Giuseppe Conte: da una parte rilanciare gli investimenti, dall'altra, proprio a questo scopo, utilizzare tutti i fondi Ue disponibili a partire dal Mes.

L'alta velocità Torino-Lione e l'uso del Fondo salva-Stati sono due temi sui quali M5s si è messo di traverso e non è detto che l'intemerata confindustriale non sia anche propedeutica alla formazione di una maggioranza più disponibile all'ascolto del mondo delle imprese.

Non è un caso che ieri siano giunti altri due inviti autorevoli a non tergiversare. Il capo dello Stato, Sergio Mattarella, ha ribadito che «nessun Paese avrà un futuro accettabile senza l'Unione europea, neppure il più forte».

Il commissario agli Affari economici Ue, Paolo Gentiloni, ha sottolineato che l'utilizzo del Mes all'Italia «conviene» e l'appello delle associazioni imprenditoriali «certamente è una richiesta ragionevole».

Le parole del presidente di Confindustria, Carlo Bonomi, («la politica può fare più danni del Covid») hanno creato risentimento, soprattutto nel Pd.

E se domenica il ministro dell'Economia, Roberto Gualtieri, l'ha malcelato definendo «irragionevoli» le critiche, ieri il capogruppo alla Camera Graziano Delrio non si è trattenuto.

«Non credo ci sia altro Paese in Europa nel quale un parallelo così rozzo e generico sarebbe accettato», ha dichiarato rincarando poi la dose.

«Vorrei che Bonomi parlasse ogni tanto del fatto che gli evasori fiscali sono un cancro per questo Paese», ha aggiunto cadendo nel solito cliché dell'industriale-evasore.

Da questa polemica si sono tenuti fuori i Cinque stelle.

Il reggente Vito Crimi si è limitato a confermare la contrarietà del Movimento ricordando che «non può esserci un vincolo di maggioranza».

Il premier Conte da tempo sì è defilato lasciando al Parlamento piena libertà.

«Una posizione irresponsabile, in aperto contrasto con la richiesta insistente degli imprenditori», ha chiosato Renato Brunetta, responsabile economico di Forza Italia che appoggia apertamente gli industriali.

Il rischio di finire nel solito pantano, perciò, è elevato (a meno che sul tema non si formino maggioranze trasversali in Parlamento).

L'accenno di Bonomi alla necessità di riformare la contrattazione ha indispettito la Cgil.

Il segretario Maurizio Landini, che pure è favorevole al ricorso al Mes, ha attaccato Confindustria: «Il rinnovo dei contratti nazionali è centrale, puntare sul secondo livello di contrattazione è una ricetta vecchia di vent'anni».

Anche il segretario generale Cisl, Anna Maria Furlan, è critica.

«Confindustria dovrebbe superare la fase di allarmismo e riprendere un dialogo forte e urgente con i sindacati», ha dichiarato.

Un eventuale tavolo su un nuovo «patto sociale» è destinato a partire con qualche difficoltà.

*www.ilgiornale.it

tutti pazzi per la Civita