Pin It

Giuseppe ConteCosa può far crollare tutto

di Michele Di Lollo*

Il governo naviga a vista.

Tanti i temi aperti sul tavolo di Conte, dalle tasse al Mes.

Intanto la fuga dei pentastellati dal partito rende tutto più difficile.

I temi troppo a lungo rimandati dal governo rischiano di far saltare tutto: Europa, semplificazioni, riforma del sistema fiscale, Alitalia, Autostrade, Ilva.

Sono solo alcune delle questioni aperte che dimostrano come la maggioranza navighi a vista.

Tutto potrebbe crollare da un momento all’altro.

Il governo giallorosso è a rischio collasso.

E i numeri in Senato lo dimostrano.

La fuga sparpagliata dei pentastellati non fa ben sperare.

Anzi, preoccuperebbe molto il premier Giuseppe Conte.

I Cinque Stelle si sono resi protagonisti di nuovi addii in questi giorni.

Sono almeno sette i senatori grillini non disposti a votare il pacchetto sugli aiuti Ue se all’interno ci sarà anche il Mes.

Per questo motivo, nelle scorse settimane, il Pd avrebbe avviato contatti informali sia con Forza Italia sia con il M5S per capire se è possibile immaginare un ingresso in maggioranza degli azzurri.

La parola d'ordine è: tirare a campare.

E l'ipotesi messa in campo dai dem è stata subito rigettata dai pentastellati.

Gli stessi azzurri, scrive il Sole 24 Ore, hanno recapitato al Pd un messaggio di cautela: prima delle regionali, dove corrono insieme a Lega e Fdi, non sono pronti per uno strappo così forte con gli alleati.

È un percorso a ostacoli.

Si naviga a vista nell’esecutivo, come dicevamo.

Già dalla metà di luglio si prevedono problemi difficili da superare.

A cominciare dal voto sul nuovo scostamento di bilancio da 20 miliardi che richiede la maggioranza qualificata di 161 eletti a Palazzo Madama. La votazione ritenuta da tutti più a rischio è però quella quasi contemporanea che si terrà sul pacchetto di aiuti europei.

Entro il 18 del prossimo mese si dovrebbe, infatti, chiudere l’accordo sul Recovery Fund.

Ma i problemi non sono finiti.

Se anche il governo riuscisse a superare indenne il percorso estivo, non è detto che questo potrebbe cadere già in autunno.

Ecco il termine considerato da tutti come decisivo per capire davvero le sorti del presidente del Consiglio.

A settembre, infatti, sarà più chiara l’entità della crisi post Covid.

Se a questo si dovesse aggiungere la mancata decisione sui dossier ancora aperti, potrebbe concretizzarsi il mix perfetto per convincere gran parte dei partiti di maggioranza a far saltare tutto.

Oltre a quelli già citati, i fronti aperti nel governo sono molti altri.

Tanti di questi strettamente legati all’emergenza coronavirus.

E rappresentano i problemi economici del Paese. I

n primis, ci sono gli affitti.

La serrata imposta con il Dpcm dell’11 marzo ha bloccato del tutto il settore.

Poi le attività commerciali.

I negozi affittati sono oltre 809mila secondo le statistiche del fisco.

La chiusura, per molte attività già provate dal commercio online, mette in forse il pagamento dei canoni.

Poi i cantieri. È tutto bloccato, o quasi.

E i giallorossi stentano a intervenire.

Le difficoltà che derivano dal Covid sta fermando l’edilizia residenziale. È dura la vita anche per il settore immobiliare.

Proprio ora che il mercato iniziava a guardare avanti, si è fermato tutto.

E gli interrogativi si moltiplicano.

Ma su questo fronte non mancano le buone notizie.

Il bonus del 110% per chi vuole ristrutturare casa (contenuto nel dl Rilancio) è stato modificato dalla commissione Bilancio alla Camera. Viene esteso anche alle seconde case (si prevede un massimo di 2 abitazioni per cittadino), agli istituti autonomi di case popolari, agli enti aventi le stesse finalità sociali, alle cooperative di abitazione a proprietà indivisa, alle organizzazioni non lucrative di utilità sociale, alle associazioni di promozione sociale iscritte nel registro nazionale, alle associazioni e società sportive dilettantistiche.

Escluse dalla detrazione le abitazioni di lusso.

L’effetto lockdown si sente, infatti, anche sul settore del recupero edilizio.

Statisticamente più del 50% delle ristrutturazioni da avviare tra la primavera e l’inizio dell'estate sarebbe a rischio.

Infine, i mutui. Il Dl 18/2020 ha esteso la platea della moratoria sui mutui prima casa a chi si è visto ridurre o sospendere l’orario di lavoro per almeno 30 giorni.

Nei prossimi 9 mesi potrà essere chiesta anche dai lavoratori autonomi, se dichiarano di aver subìto perdite su base trimestrale pari al 33% sul fatturato.

Tra i corridoi di Palazzo Chigi c'è già chi fa gli scongiuri.

E chissà se questo governo avrà la forza e la capacità per arrivare indenne al traguardo di fine legislatura.

*www.ilgiornale.it

tutti pazzi per la Civita

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna