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E il figlio del togato che condannò il Cavaliere in Cassazione se la svigna per l’ennesima volta

di Francesco Storace*

Rimproveravano i legittimi impedimenti di Silvio Berlusconi quando era chiamato a processo da presidente del Consiglio.

Ma loro, i magistrati, non sono da meno.

E il figlio del togato che condannò il Cavaliere in Cassazione se la svigna per l’ennesima volta.

Ferdinando Esposito fa il magistrato a Torino ma non ha tempo per andare al Csm per rispondere alla commissione disciplinare che lo giudica dopo la condanna ricevuta anni addietro.

Mentre continua ad esercitare le sue delicate funzioni.

È il figlio di Antonino Esposito, che presiedette il collegio antiberlusconiano che spedì il fondatore del centrodestra – con i tanti dubbi emersi anche negli ultimi giorni – a svernare a Cesano Boscone, determinandone di fatto anche l’espulsione dal Senato.

In Italia può accadere che un magistrato condannato per reati non lievissimi a dieci mesi di reclusione possa restare al suo posto.

Che è quello di accertare, investigare, punire i reati commessi da altri.

Esposito junior, secondo la sentenza definitiva, aveva preso di petto una società operante in materia alimentare, competenza che ricopriva presso il sesto dipartimento della Procura della Repubblica di Milano.

Il titolare della società era incappato in problemi giudiziari ed Esposito pretendeva il pagamento di un affitto pari a 32mila euro annui per un appartamento nei pressi di piazza Duomo.

«Può capitare di tutto alle aziende con l’inchiesta sbagliata», diceva il magistrato.

Ai dieci mesi inflitti ad Esposito si è arrivati a seguito della rideterminazione della pena, partita da una base di tre anni.

Va detto che in appello persino la difesa del magistrato sotto accusa si era limitata a chiedere una riduzione della sanzione.

Eppure il magistrato appartenente alla famiglia dei censori di Silvio Berlusconi la condanna se l’è dovuta ingoiare ma continua ad esercitare la sua professione.

Il Csm, nella commissione disciplinare presieduta dal vicepresidente dell’organo di autogoverno della magistratura David Ermini, è stato costretto al rinvio della decisione di ieri.

«Legittimo impedimento», ha eccepito la difesa di Esposito junior e la nuova udienza si terrà addirittura il 3 dicembre.

Nel frattempo il magistrato condannato continuerà ad indagare…

Gli illeciti deontologici saranno valutati con calma e anche questo modo di procedere rientra nelle modalità di funzionamento dell’incredibile sistema giudiziario italiano.

Non ci troviamo di fronte al dubbio, perché la condanna è definitiva.

Eppure, sono anni che si perde tempo appresso alla «pratica Esposito».

È una vicenda che è finita persino di fronte alla Corte Costituzionale, ma invano.

Tutti gli espedienti che sono riservati di solito agli imputati, ora sono stati utilizzati da un magistrato per sottrarsi al verdetto di chi lo deve giudicare.

È il classico caso in cui un cittadino comune può essere autorizzato a chiedersi in che razza di Paese viviamo.

Non è l’invocazione di una sorta di Stato etico, ma è da chiedersi se alla base del diritto possano ancora affermarsi principi di ragionevolezza rispetto ad una funzione delicatissima quale quella del magistrato.

A leggere la sentenza c’è da rimanere allibiti: reati commessi fino al 2013 (dal capo A dell’imputazione originaria);

condannato nel luglio 2016 dal Gup di Brescia;

condanna confermata in appello nel settembre 2017;

nel 2018 la Cassazione rinviava di nuovo in appello per la rideterminazione della pena e tutto terminava con la sentenza definitiva a ottobre 2019.

In mezzo un po’ di tempo perso pure alla Corte costituzionale e una serie di rinvii che non fanno mai male.

Ma Ferdinando Esposito resta in tribunale. A Torino.

Dove ora fa il giudice in Corte d’assise, non propriamente una funzione leggera, diciamo.

Sarà tanto contento papà, che proprio non sopportava Berlusconi e i lunghi processi del Cavaliere.

*www.iltempo.it

tutti pazzi per la Civita

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