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Ma si può chiedere la proroga dello stato di emergenza se l’emergenza non c’è?

di Arturo Diaconale*

La logica elementare direbbe di no.

Ma l’esigenza di tenere in piedi l’attuale Governo almeno fino all’inizio del prossimo autunno per evitare una crisi che potrebbe sfociare in elezioni anticipate se ne infischia della logica.

Anche perché l’esperienza insegna che se l’emergenza non c’è, la si può anche costruire attraverso l’azione di media compiacenti disposti a suscitare un clima di estrema tensione e preoccupazione nel Paese allo scopo di favorire il disegno politico della coalizione governativa del suo massimo responsabile.

Il gioco, però, è estremamente pericoloso.

Perché rischia di allargare in maniera irreversibile quella spaccatura che si è verificata nella società italiana durante i mesi del blocco totale tra i presunti virtuosi del cosiddetto ceto medio riflessivo che pongono la salute pubblica al centro delle loro priorità e danno ideologicamente per scontato che in nome di questa priorità si possano e si debbano accettare tutte le limitazioni alle libertà individuali dei cittadini ritenute indispensabili dalle massime autorità politiche rese inattaccabili dalla legislazione emergenziale.

Non si tratta di una spaccatura solo culturale ma di una lacerazione tra categorie portatrici di interessi estremamente diversi, quella dei dipendenti pubblici che possono contare a fine mese su risorse garantite dallo Stato e quelle di dipendenti di società private che hanno sperimentato sulla loro pelle come il blocco delle attività può salvare la salute ma li condanna ad un miseria a cui non riescono a porre alcun rimedio le promesse di interventi assicurati ma spesso disattesi dal Governo e dal sistema bancario.

Il rischio, dunque, è che il conflitto politico ed ideologico diventi un conflitto sociale, tra il ceto medio riflessivo che vota a sinistra con la pancia piena e la convinzione di essere comunque i tutori della virtù ed il ceto medio irritabile e che non vota a sinistra ed a cui viene tolta ogni possibilità di lavoro e sopravvivenza in nome di una emergenza che serve soltanto ad impedire che gli irritati possano andare al voto anticipato a battere democraticamente i garantiti con la pancia piena.

Gli apprendisti stregoni, dunque, farebbero bene ad evitare le loro sperimentazioni con i media compiacenti.

Non saranno di certo giornali e televisioni compiacenti a spegnere le tensioni ed i grandi fuochi quando saranno stati accesi.

*www.opinione.it

tutti pazzi per la Civita

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